GEAPRESS – Dai sentieri del Sulcis i volontari del CABS (Committe Against Bird Slaughter), già stamani in perlustrazione, augurano il buon anno agli amanti della natura. L’augurio è però rivolto anche ai futuri governanti. Quelli che arriveranno in Parlamento con le elezioni politiche di febbraio. Subito una nuova legge, dicono dal CABS, che riformuli il reato di uccellagione, non più come blanda previsione contravvenzionale, bensì come “delitto”. Un atto doveroso, visto che proprio a causa dei reati venatori da barzelletta si mantiene e rinvigorisce il bracconaggio italiano. L’uccellagione, ad esempio, è vietata, ma ad oggi è di fatto presente in tutto il territorio nazionale con luoghi, poi, da vera e propria emergenza. E’ il caso del sulcis cagliaritano ma anche di altre aree.

Nelle ultime ore del 2012, i volontari del CABS hanno distrutto interi sentieri trappolati. Fanno seguito a quelli comunicati appena pochi giorni addietro (vedi articolo GeaPress ).

Nel territorio di Capoterra (CA), sul monte Capeddu, è stato bonificato un sentiero con oltre 200 lacci-cappio. Erano costruiti in crine di cavallo o filo di nylon. Nelle trappole un pettirosso (specie particolarmente protetta) ormai morto ed i resti di un Tordo bottaccio e di una Tordela, presente in Sardegna con una sottospecie endemica. Tutti i lacci-cappio erano disposti tra i rami della vegetazione. In terra, però, ne erano stati sistemati altri pronti per essere armati. Appena poche ore addietro, nell’ultimo giorno del 2012, altri 400 lacci-cappio distrutti. Erano sistemati in località S’Arcu is Antiogus. Anche in questo caso, buona parte delle insidiose trappole erano disposte nella parte aerea della vegetazione. Recuperati i resti di un Tordo bottaccio ed una Cinciarella (nella foto di Matteo Bartolini).

Dunque un nuovo anno che, per quanto riguarda il reato di uccellagione, inizia alla vecchia maniera. Centinaia di trappole e fauna solo teoricamente protetta. Quanto basta per mantenere floride vere e proprie pratiche di tortura. Lacci, trappole metalliche e tagliole, di fatto quasi tollerate già dal nostro ordinamento giuridico. Il tutto per la gioia di bracconieri, guadagni illeciti e pericoli sanitari. I terminali dell’uccellagione, aveva già denunciato il CABS, sono infatti i mercati locali e la ristorazione. Nessuno può garantire sulla salubrità di quelle carni.

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