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GEAPRESS – Nella giornata di ieri, nel corso di un servizio predisposto per la repressione del bracconaggio, personale dell’Arma dei Carabinieri, coadiuvato da volontari del CABS e della LAV, ha proceduto alla denuncia di un soggetto, a quanto sembra già conosciuto, accusato di bracconaggio.

I fatti sono avvenuti in una località boschiva di Assemini, in provincia di Cagliari,
L’uomo aveva raggiunto i luoghi a borso di uno scooter, nascondendolo poi in un rudere. Nei giorni scorsi, riferisce sempre il CABS, la stessa persona sarebbe stata più volte fotografata e filmata dalle telecamere posizionate dal CABS sul lungo  sentiero di uccellagione. Il percorso era cosparso da circa 1.000 lacci di pianta. L’uomo è stato individuato nell’atto di ritirare gli uccelli dalle trappole.

Quando i volontari hanno provveduto a disarmare il sentiero sono stati rinvenuti impiccati un esemplare di Tordela ed uno di Ghiandaia.

Sul presunto bracconiere grava ora una denuncia per attività di uccellagione, cattura di specie particolarmente protette, attività venatoria in area protetta (Parco Naturale Regionale del Gutturu Mannu), danneggiamento di piante ed opere realizzate su beni vincolati in assenza della prescritta autorizzazione. Le numerose piante di ginepro, fillirea e corbezzolo, precisa il CABS, sarebbero state danneggiate a colpi di roncola per posizionare i lacci aerei. Il tutto era compreso in area del SIC (Sito di Importanza Comunitaria) “Foresta di Monte Arcosu”.

L’intervento è stato realizzato nell’ambito del campo che il CABS organizza nel periodo autunnale per scoraggiare le attività illecite che, nel Basso Sulcis e Sarrabus, minacciano gravemente gli uccelli svernanti.

In pochi anni di attività nel cagliaritano – afferma Giovanni Malara, responsabile del CABS per la Sardegna  – abbiamo sgominato, grazie alla collaborazione dell’Arma dei Carabinieri, numerose associazioni di bracconieri, applicando tutte le norme esistenti, compreso il Foglio di Via obbligatorio. Tale misura di prevenzione sarà richiesta anche per le persone indagate nella odierna circostanza, residenti in Capoterra ed esercitanti l’attività illegale in territorio di altro comune. Desta sconcerto il fatto che si possa realizzare in piena area protetta un sentiero di circa due chilometri di lunghezza, costellato di lacci, senza che gli organi preposti alla tutela della fauna selvatica e dei boschi si accorgano di nulla ed intervengano”.

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