GEAPRESS – Aveva nascosto il fucile uso caccia, regolarmente denunciato, dietro un masso. Secondo il Corpo Forestale della Regione Sardegna, Ispettorato di Cagliari, doveva essere pronto per abbattere cervi e cinghiali. Nel frattempo, C.A., di anni 51, residente a Quartu Sant’Elena si dilettava a raccogliere uccelletti intrappolati nella sua rete. Il fucile montava un potente visore notturno.

Nel corso della perquisizione domiciliare sono stati rinvenuti 25 reti per uccellagione, due lacci-cappio in acciaio per ungulati e svariate trappole a tagliola per uccelli. Poi i tordi. 120, spiumati e sistemati in numero di otto all’interno di sacchetti di plastica. Tale quantità non è casuale. Nel cagliaritano, infatti, otto sono gli uccelletti bolliti con il mirto che costituiscono le grive, piatto tipico. Gli intenditori le mangiano sane, ovvero con tutte le interiora. Mirto fuori e mirto dentro, si scrive nelle pubblicazioni tematiche ancora diffuse anche sul web. Alcune danno finanche spazio alle tecniche di sistemazione dei lacci ed altre trappole.

In realtà, il bracconiere controlla in maniera non costante i sentieri e nessuno può garantire sulla salubrità delle carni. Una volta che il povero animale è lasciato penzoloni, spesso morto e per lunghe ore, potrebbe pure risultare contaminato da agenti esterni. Il mirto, giova ricordare, ha una azione antisettica, non a caso utile a tamponare gli effetti della decomposizione. Eppure le grive continuano a mangiarsi, interiora comprese (piene). La griva “prodotto non così semplice da reperire è comunque ad alto costo“. Così informa un sito di cucina. Ed in effetti, una griva al dettaglio viene venduta fino a 100 euro. In definitiva, nelle bustine dell’artigiano di Quartu Sant’Elena, vi erano l’equivalente di 1500 euro. Purtroppo la legge sulla caccia non impedirà al bracconiere di continuare a cacciare. I deboli reati venatori prevedono il ritiro del porto d’armi solo in casi estremi e dopo, peraltro, condanna definitiva o decreto penale di condanna divenuto esecutivo. Sempre che il reato venatorio non sia oblabile. Paghi pochi euro ed hai estinto il tutto.

La Forestale sarda ha denunciato il bracconiere, sorpreso in località Burranca, per uccellagione e detenzione di mezzi non consentiti per la caccia.

Stessi reati contestati ad altri due bracconieri. G.G., 53 anni di Uta e M.D., 31 anni di Capoterra, entrambi operai, sorpresi a prelevare i volatili rimasti bloccati nelle trappole. In tutto 15 tordi. Nel corso della perquisizione domiciliare, però, venivano rinvenuti 265 tra tordi, merli e fringillidi oltre che a 30 reti per uccellagione.

I Forestali della Regione Sardegna, Ispettorato di Cagliari, hanno inoltre provveduto alla bonifica della zona, eliminando in tal maniera 400 reti e centinaia di lacci-cappio.

L’area interessata dalle operazioni è quella delle oasi permanenti di protezione faunistica delle località montane del basso Sulcis. Tra Capoterra e Santadi e, nel Sarrabus, nel famoso Massiccio dei 7 Fratelli. Luoghi bellissimi. Una natura mediterranea purtroppo avvilita da un diffuso bracconaggio. Una nuova azione di repressione, quella del Corpo Forestale sardo, che si inquadra nell’attività di contrasto del fenomeno della uccellagione e della caccia di frodo. Una azione importante sia per la tutela della fauna selvatica che della biodiversità che caratterizza le aree naturali della Sardegna.

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