GEAPRESS – Ancora cacciatori distratti. Da Arezzo a Forlì, otto seguaci di Diana sono stati sorpresi con le mani del sacco dal Corpo Forestale e dalla Polizia Provinciale di Forlì Cesena. Nel primo caso si trattava di una squadra di cinghialisti della provincia di Arezzo. Non solo uccidevano in periodo non consentito e con modalità vietata, ma esercitavano pure il bracconaggio in un’area riservata dalla Provincia ad un’altra squadra di cinghialisti. Ad ognuno dei sette cacciatori è stata elevata una sanzione di 500 euro, mentre ancora più grave è quanto successo nella Provincia di Forlì Cesena, dove un cacciatore è stato trovato in possesso di animali protetti. Oltre alla sanzione, anche il sequestro del fucile e delle munizioni.

Di cacciatori, in questo ultimo caso, parlano direttamente il Corpo Forestale dello Stato e la Polizia Provinciale, ma purtroppo, quello di persone con regolare licenza di caccia colte in atti di bracconaggio, è un fatto ricorrente. Le legge italiana non solo punisce blandamente i reati venatori, tutti di natura contravvenzionale, ma prevede in un certo senso la stessa figura del cacciator bracconiere. Per rischiare di avere sospesa la licenza, infatti, occorre la reiterazione del reato.

Una legge scandalosa che punisce genericamente l’abbattimento di fauna protetta senza nulla specificare in base al numero di animali abbattuti. Un bracconiere potrebbe uccidere in un giorno più individui di Aquila reale, così come orsi e lupi (tutti particolarmente protetti) rischiando una blanda sanzione sostanzialmente indipendente dal numero degli animali uccisi. Inesistente poi l’arresto in flagranza di reato, fatto invece previsto, almeno per alcune specie, in molti altri paesi. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).