GEAPRESS – Erano tutti cacciatori con regolare licenza i quattro indagati di Aielli (AQ) che assieme a un cittadino di origine romena, avevano di fatto costituito una vera e propria organizzazione delinquenziale. Due di loro sono stati tratti in arresto con l’accusa di associazione a delinquere, detenzione illegale di armi alcune con matricola abrasa, un fucile a canne mozze ed una carabina. Nelle case degli indagati pure lacci-cappio usati negli atti di caccia illegale.

La cosa assurda, commentano gli inquirenti, è che in linea teorica, salvo provvedimenti dell’Autorità di sicurezza, la possibilità di andare a caccia rimane ancora aperta (salvo per i due arrestati, a seguito dell’immediato ritiro del porto d’armi). Bisognerà attendere la sentenza e l’eventuale responsabilità di uno specifico reato venatorio il quale, considerata la leggerezza delle previsioni della legge sulla caccia, potrebbe anche non comportare il ritiro della licenza di porto d’armi uso caccia.

L’attività di bracconaggio aveva un duplice scopo. La vendita dei trofei e la carne per la ristorazione. Nel primo caso la Forestale sospetta che potesse non essere questo il principale scopo dei cacciatori convertiti al bracconaggio. Questo anche se i trofei possono raggiungere cifre di tutto rispetto (1000-1500 euro per una testa di cervo e 200-500 euro per un palco di corna). Il principale scopo dell’associazione illegale era, infatti, quello della vendita di carne di cervo e capriolo a ristoratori compiacenti. Una fatto illegale oltre che pericoloso. Nessuno, infatti, è in grado di poter garantire sull’idoneità al consumo della carne. Inoltre, la Forestale sospetta anche l’uso di veleni per abbattere le prede. Cosa ancor più inquietante considerato il consumo umano.

Le denunce e gli arresti di oggi nascono, secondo gli inquirenti, da notizie apprese nell’ambiente venatorio della zona, dove la sistematicità dell’attività messa in atto dai quattro aveva, sempre secondo gli inquirenti, iniziato a dare fastidio. In modo particolare, lo scorso autunno, veniva segnalata alla Forestale il perdurare di una situazione di palese illegalità nella conduzione dell’attività venatoria degli indagati.

Quattro mesi di indagini, coordinate dal Vice Questore Aggiunto del Corpo Forestale dello Stato dr. Luciano Sammarone, che ha diretto il complesso lavoro di intelligence che alla fine ha portato ad individuare i quattro indagati. Appostamenti, pedinamenti e rilievi di campo. Ad essere coinvolti i Comandi Stazione di Avezzano, Tagliacozzo e Morino.

Alle prime luci di questa mattina è partita l’ultima fase dell’operazione denominata “Marsica orientale” . In tutto 30 forestali provenienti da diversi reparti del Comando Provinciale de L’Aquila per dare seguito a ben 13 mandati di perquisizione emessi dalla Procura di Avezzano (AQ). Proprio nel corso delle perquisizioni sono state confermate le ipotesi di reato, ivi compresa l’associazione a delinquere. L’area dove venivano uccisi gli animali è probabilmente quella del Parco Regionale Sirente Velino.

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