GEAPRESS – Dopo Malta, più volte trattata sulle pagine di GeaPress per i numerosi gravi atti di bracconaggio, uno dei luoghi al mondo con alte percentuali di cacciatori, sono senza dubbio gli USA. Secondo l’Agenzia federale, Fish and Wildlife Service, che ha recentemente diffuso i dati validi dal 1991 al 2006, si tratta, però, di percentuali in forte diminuizione. I cacciatori, infatti, erano poco più di quattordici milioni nel 1991, su poco meno di centonovantamilioni di abitanti. Nel 2006, però, non solo sono diminuiti a poco più di dodicimilioni e mezzo, ma la popolazione è aumentata fino a sfiorare i duecentotrentamilioni di abitanti. Gli unici a non risentire della crisi, parrebbero essere i cacciatori di tacchino.

Ma come vengono puniti i cacciatori statunitensi che praticano il bracconaggio? Con la galera, ma di quella vera e non come i ridicoli italici reati contravvenzionali. I blandi reati sono infatti previsti dal nostro ordinamento per tutte (ma proprio tutte) le violazioni penalmente rilevanti. Limitati episodi di reclusione sono capitati solo in presenza di reati superiori, come la constatazione del possesso di armi clandestine o il riscontro dell’associazione a delinquere, finalizzata, magari, alla vendita illegale di carne.

Non sappiamo, dai giornali locali, se in Oregon sia stata riscontrata qualcosa di simile alla nostra associazione a delinquere. Di sicuro, però, sia i cacciatori colpiti da reati pesanti che non, hanno ricevuto vere e proprie batoste. Nel primo caso, i reati gravi si chiamano “felony” ed equivalgono, grosso modo, ai nostri reati-delitti. Nel caso di reati meno pesanti, si hanno invece i “misdemeanors” e sarebbero i nostri reati contravvenzionali, anche se in america sono puniti comunque in maniera più pesante.

Ma cosa aveva combianto la combriccola di sapracchiatori statunitensi? Probabilmente avevano organizzato un commercio di carne di selvaggina, ma questo, ancora non è emerso. Intanto, per due di loro, pur con le attenuanti, sono scattati rispettivamente 90 giorni di carcere (per ognuna delle questtro stagioni di caccia considerate). Oltre a ciò dovranno risarcire allo Stato rispettivamente 20.000 e 40.000 dollari, più, in un caso, 400 ore di servizio sociale presso i Boy Scout. In Italia l’ammenda più grave, per chi uccide un animale rarissimo, come il Camoscio d’abruzzo, è di circa 6.000 euro nelle ipotesi massime che, in genere, non si applicano mai. Se invece trattasi di specie particolarmente protetta l’ammenda è di appena 2.000 euro, sempre per l’ipotesi massima. Questo a prescindere da quanti animali si sono uccisi. Stessa cifra massima, ovvero 2.000 euro, per chi ne fa uso in commercio o semplicemente li detiene.

Passiamo, ora, alle condanne minori inflitte alla combriccola di cacciatori-bracconieri dell’Oregon.

Il caso più grave riguarda trenta giorni di carcere, seguono poi 15 giorni di reclusione e tre anni di libertà vigilata. Poi ancora per un terzo cacciatore-bracconiere in minor misura punito: 3 anni di libertà vigilata e 160 ore di servizio sociale.

A tutti, nessuno escluso, è stato tolto (a vita) il permesso di caccia.
In Italia, la licenza per il fucile uso caccia, ad esempio per chi abbatte una specie protetta, viene solo sospesa e solo se il cacciatore, già bracconiere, reitera. Ovvero deve uccidere nuovamente una specie protetta per avere temporaneamente sospesa la licenza. Cacciatore e due volte bracconiere, insomma. Il guaio è che rimane sempre cacciatore. Questo secondo le previsioni di legge.

Ovviamente i reati contravvenzionali che già prevedono una blanda sanzione pecuniaria , non possono che essere ancor meno efficaci dal punto di vista della reclusione. Al massimo pochissimi mesi, per i reati più gravi. Diciamo, però, che per passare un solo giorno di galera occorrerebbero pene superiori ai tre anni, mentre per l’arresto in flagranza, ben cinque. I conteggi dei pochi giorni di reclusione che emergono nell’evenutale condanna (tranne oblazioni, pattegiamenti e decreti penali di condanna) vengono sempre commutati in piccole sanzioni pecuniarie.

Eppure i cacciatori si sentono perseguitati, nonostante con le cacce di cosiddetta selezione si può andare ad uccidere praticamente tutto l’anno. Singolare il fatto che le ultime manifestazioni che stanno riempendo, giustamente, le pagine dei giornali, siano avvenute a Brescia, notoriamente una delle patrie italiane sia della caccia che del bracconaggio. Chi ha fatto capolino nelle proteste dei cacciatori? Il leghista Bosio, lo stesso della carne di orso da mangiare, poi sequestrata dalla Forestale (vedi articolo GeaPress).

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