GEAPRESS – Si farebbe prima a dire quello che non succede, a proposito di caccia/bracconaggio, che non le continue operazioni delle Forze dell’Ordine ai danni di bracconieri. Bracconieri, poi, che sono spesso cacciatori. Anzi, per parecchi reati venatori, rimangano cacciatori anche quando vengono colti in flagranza.

L’ultimo intervento riguarda un movimentato inseguimento notturno occorso stanotte tra cacciatori di frodo, a bordo della loro auto, e Carabinieri e Forestali di Castellaneta (TA). Il tutto è avvenuto nella murgia tarantina tra Ginosa e Castellaneta, un luogo, secondo i Forestali, gravemente sottoposto all’azione dei bracconieri. Fermati, infine, nei pressi di un capannone, ai due sono state sequestrate cartucce, alcune delle quali costruite artigianalmente, più un fucile semiautomatico ed un grosso faro. Serviva ad abbagliare la fauna consentendo al bracconiere di potere agevolmente centrare il povero animale. Numerose segnalazioni erano pervenute alle Forze dell’Ordine, da parte di cittadini preoccupati dai colpi notturni di arma da fuoco.

A dir poco preoccupante è l’uso, da parte di cacciatori che abitano a ridosso dei confini del Parco Nazionale del Circeo, di strumenti elettronici che riproducono il verso della quaglia. Già lo scorso settembre il Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Sabaudia, aveva fermato due cacciatori del luogo (vedi articolo GeaPress) intenti a cacciare con i chimaquaglie. I volatili, infatti, vengono attratti dal richiamo continuamente riprodotto dallo strumento. Il cacciatore, la mattina seguente, si reca con il fucile ad impallinarli. Ora i cacciatori denunciati dallo stesso Coordinamento, intervenuto con il Vice Questore Aggiunto Giuseppe Lopez e l’Ispettore Ignaz Reichegger, sono addirittura sette. Tutti colti in flagranza tra Sabaudia e Terracina, e tutti trovati in possesso di richiami acustici vietati. Anzi, secondo la strampalata legislazione italiana, ad esserne vietato è  il solo uso, mentre è consentita la vendita e la detenzione, se non per uso caccia. Nell’era dell’elettronica miniaturizzata viene da chiedersi, però, a quale altro uso possono essere destinati tali marchingegni, non solo vistosi ma anche confezionati in maniera tale da resistere alle intemperie.

Più sofisticato, ma senza l’ausilio di richiami, l’attività di quattro cacciatori fermati dalla Forestale della Provincia di Trento. Si trattava di due bergamaschi e due notissimi cacciatori locali. La combriccola serviva ad aggirare il divieto per i bergamaschi di poter cacciare camosci delle Alpi. Avevano optato per altri territori, mentre quelli autorizzati erano proprio i due cacciaotori locali. I bergamaschi cacciavano ed i locali dichiaravano gli abbattimenti come propri. Sempre a proposito di carenze legislative, vale la pena sottolineare come si stia tentando di aggirare ora, ma per legge, il divieto valido per i cacciatori trentini che hanno scelto di sparare nelle Alpi, ma che rimangono tentati dall’irrefrenabile nomadismo venatorio. Ci sta pensando lo Stato con un incredibile disegno di legge, già approvato al Senato, che interpreta la norma aggirandola e non abolendola (vedi articolo GeaPress).

A complicare i nomadismi venatori (questa volta di puro bracconaggio) ci si mettono pure  gli uccellatori napoletani. Loro, con reti ed uccellini da richiamo, per rifornire il fiorente mercato napoletano, vanno in trasferta in Toscana, Lazio, Molise, Basilicata e Campania, oltre, ovviamente, le altre provincie campane. Questa settimana ne è stato fermato uno dai Comandi Stazione del Corpo Forestale dello Stato di Anagni e Frosinone. 27 cardellini già catturati e subito liberati dal Corpo Forestale. Poi il sequestro di reti, lacci, gabbiette ed altri strumenti utili per la pratica dell’uccellagione.

Di nuovo sparacchiatori con chiamaquaglie (i richiami elettronici di uso illegale)  ad  Ascoli Piceno, fermati dalla Polizia Provinciale. Poi altri chiamaquaglie trovati dalle Guardie OIPA a Paterno (PT). Tanto per non farci mancare niente, due falchi abbattuti a Capri. Uno è morto.

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