richiami vivi
GEAPRESS – Nella giornata di ieri la Commissione europea ha deciso di chiedere all’Italia di porre fine all’autorizzazione dell’uccellagione con reti le cui catture sono utilizzate come richiami vivi. Lo rende noto Andrea Zanoni che nella scorsa legislatura, quale Eurodeputato PD, aveva portato avanti la battaglia contro tale uso direttamente a Strasburgo.

La Commissione europea, informa Zanoni, ha sollecitato l’Italia a porre fine all’utilizzo su larga scala di metodi di cattura non selettiva di uccelli selvatici, come appunto le reti vietate dalla Direttiva Uccelli. In alcune regioni italiane, infatti, è stata per molti anni autorizzata la cattura con le reti di molte specie di uccelli (Columba palumbus, Turdus pilaris, Turdus philomelos, Turdus iliacus, Turdus merula, Vanellus vanellus, Alauda arvensis). Si trattava di animali destinati ad essere impiegati come richiami vivi.

Nel febbraio 2014 la Commissione aveva inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora. Doveva servire a interrompere questo metodo di cattura degli uccelli. in pratica, le condizioni per applicare deroghe non erano soddisfatte.

Poiché l’Italia non ha posto rimedio alle violazioni del diritto dell’UE derivanti da autorizzazioni concesse in modo illegittimo dalle Regioni e ancora in vigore, la Commissione ha ora deciso di inviare un parere motivato. A partire da oggi l’Italia dispone di due mesi per adottare tutte le misure necessarie per garantire la conformità e se non ottempererà a tale obbligo la questione potrà essere deferita alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.

La Regione Veneto – conclude nella sua nota Zanoni – per paura delle sanzioni europee ha gia’ chiuso per quest’anno l’uccellagione. Ad attuare questa pratica restano la Lombardia e l’Emilia Romagna.
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