cabs volontari
GEAPRESS – Ai primi di maggio dello scorso anno c’era stato un controllo del NOA – Nucleo Operativo Antibracconaggio – del Corpo Forestale dello Stato, svolto con la collaborazione delle Guardie dell’EPS (Ente Produttori Selvaggina) e dei volontari del nucleo CABS di Reggio Calabria. Stante quanto ricordato dal CABS sarebbero emerse gravissime irregolarità.

I fatti erano occorsi in una Zona Addestramento Cani di Novara di Sicilia (ME). Ora, dopo le opportune segnalazioni fatte alla Regione siciliana dal Corpo Forestale dello Stato e la necessaria istruttoria, l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Siciliana ha disposto con Decreto la revoca dell’affidamento ad un’associazione venatoria. La Z.A.C. di Novara di Sicilia, resta adesso nella disponibilità della Ripartizione faunistico-venatoria di Messina.

Il controllo, riferisce sempre il CABS, era scattato nel corso di una gara con abbattimento di animale selvatico. In particolare venivano fotografate e successivamente identificate due persone, una delle quali minore. Erano accusate di avere posizionato un richiamo elettromagnetico di genere vietato sul tetto di un fuoristrada, appostandosi in atteggiamento di caccia in attesa della selvaggina da abbattere. Venivano inoltre sorpresi diversi cacciatori intenti ad esercitare attività venatoria sia fuori che dentro i confini della Zona Addestramento Cani; infine veniva sanzionato un cacciatore che aveva addirittura abbandonato nell’autovettura lasciata con il cofano aperto sia il fucile che le cartucce.

Tutto ciò aveva portato alla denuncia di 10 persone per i reati di porto abusivo di armi, incauto affidamento o omessa custodia delle stesse, esercizio dell’attività venatoria in periodo di divieto.

Il CABS prende atto con soddisfazione del provvedimento adottato dalla Regione Sicilia, ma sottolinea come anche in questo caso solo controlli disposti dall’esterno hanno consentito di portare alla luce del sole una realtà della caccia siciliana quantomeno critica. Il CABS riferisce a questo proposito “di disprezzo per le regole, con irregolarità di ogni genere e gravissime carenze nei controlli. Se si eccettua la provincia di Ragusa, dove i controlli sono adeguati, grazie al lavoro che la Polizia Provinciale, pur tra mille difficoltà, riesce ancora a svolgere, tutto il resto del territorio siciliano, piccole isole comprese, rappresenta una sorta di zona franca per i bracconieri. Oltretutto, come sottolineato sia in occasione dell’apertura della caccia che nelle recenti operazioni svolte a Lampedusa, la carenza di controlli sta trasformando la Sicilia in ricettacolo di bracconieri provenienti da ogni parte d’Italia, soprattutto dalla vicina Calabria e persino dall’isola di Malta”. 

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