GEAPRESS – Se non di intendere, quantomeno di volere rispettare le direttive comunitarie. Non trova altra spiegazione, secondo la LAC, il balletto di Ordinanze contrapposte, tutte comunque in attesa del giudizio di merito, che ha già portato al quarto ribaltone sulla caccia in deroga in Veneto, per non parlare del povero storno ligure. La sua possibilità di vivere senza rosa di pallini da caccia, è stata per la seconda volta sospesa dal TAR. Il tutto, in poco più di un mese. Reggono, invece, i ricorsi bresciani contro i roccoli e quelli contro i calendari venatori di Marche, Basilicata, Sardegna e Lazio.

Questa situazione non può che derivare, secondo l’Eurodeputato veneto Zanoni, noto anti caccia, oltre che dall’incapacità di riuscire a fare rispettare la Direttiva Uccelli, anche dalle forti disparità di giudizio esistenti sulla materia.

Ingerenze della politica, quanto meno probabili anche alla luce delle recenti prese di posizione a proposito di cacce in deroga, ma in Lombardia. Il Presidente Formigoni, già noto per la sua contrarietà all’argomento, ha recentemente espresso la volontà di ritirare le leggi lombarde sulla caccia in deroga e sui richiami vivi. Per favorire alcuni cacciatori della bergamasca e del bresciano, ha detto, rischiamo di farci multare dall’Europa. Questo, però, dopo che l’ex Ministro Calderoli si era compiaciuto del fatto che il precedente Governo Berlusconi non aveva inviato alla Corte Costituzionale proprio la legge lombarda sulla caccia in deroga. Fatto grave, dal momento che proprio il ricorso alla legge, invece che al calendario venatorio da emanarsi con atto amministrativo (ovvero facilmente impugnabile), era stato oggetto di censura da parte della stessa Corte. In altri termini, per non farsi bocciare di nuovo, meglio non inviare, ed il gioco è fatto. La LIPU aveva a tal proposito parlato di bracconaggio di Stato.

E che dire della delibera sulla caccia in deroga veneta inviata da Berlusconi alla Corte Costituzionale per farsela bocciare? L’incredibile quesito posto ai Giudici, infatti, era sulla legittimità delle Regioni a decidere sulle cacce in deroga. Fatto questo difficilmente contestabile visto che era stato proprio un precedente Ministro degli Affari regionali, ovvero l’ex Ministro La Loggia, a deciderlo, per legge, in chiave federalista. Il quesito ora inviato alla Corte, doveva invece basarsi sulla corretta impostazione delle Delibera in tema di caccia in deroga del Veneto. Così non è stato e la Corte ha bocciato l’incomprensibile (almeno apparentemente) domanda.

Sebbene da punti di vista diversi ed in piena polemica con la Lega Nord ed i suoi provvedimenti in favore del mondo venatorio, un noto politico filo caccia, l’europarlamentare veneto Sergio Berlato, ha a sua volta ricordato a Zanoni che tali ricorsi non hanno finora portato nessuna multa dall’Europa (Berlato, però, si è espresso favorevolmente ai provvedimenti europei derivanti dal mancato rispetto delle quote latte). Un atteggiamento incredibile, ribatte Zanoni, ancorché è proprio di questi giorni la notizia del secondo grave provvedimento della Commissione europea conseguente al mancato divieto sulle cosiddette cacce in deroga.

Di sicuro, però, quando si arriva al quarto ribaltone in poche settimane, qualcosa che non quadra in tema di caccia in Italia deve pur esserci. Forse dall’Europa potrebbe infine arrivare la batosta chiarificatrice.  

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