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GEAPRESS – “Si sta consegnando l’ultimo territorio italiano libero dalle doppiette, quello dei Parchi, al dominio del piombo e dei cinghialai. Non ci sarà alcun beneficio per il controllo del numero di animali selvatici ma tanti danni alla natura, oltre che guai gestionali e per la fruizione delle aree protette. Per questo diciamo ai senatori: fermate quel testo”.

Questo l’appello rivolto oggi dalle associazioni Animalisti Italiani, Enpa, Italia Nostra, Lac, Lav, Lipu, Mountain Wilderness, Pronatura ai componenti della XIII Commissione di Palazzo Madama in merito alla riforma della legge nazionale sulle aree protette n.394/91, e in particolare all’articolo 10.

E’ una riforma preoccupante – spiegano le associazioni –  che sta avvenendo in silenzio, approfittando della disattenzione dovuta al caso delle unioni civili, ma che proietta uno scenario molto grave nel futuro della natura italiana. Il testo con cui si intende regolamentare le attività di controllo faunistico piega ogni forma di programma scientifico e di management ambientale alla soluzione del piombo. Abbattimenti, eradicazioni, caccia in ogni momento dell’anno, con il risultato di una serie di gravi e profondi problemi: per la biodiversità, aggredita e disturbata in ogni stagione, anche quelle biologicamente più delicate; per gli enti gestori e l’Ispra, sottoposti a pressioni continue al fine di attivare gli abbattimenti; per il sistema normativo, che vivrà un impazzimento gestionale; per la fruizione dei parchi, che risentirà pesantemente di questa scelta infausta e vedrà nascere tensioni, conflittualità, ostilità, contenziosi infiniti con la stragrande maggioranza dei cittadini, che vede nei parchi un patrimonio prezioso da difendere e vivere serenamente”.

A goderne – concludono le associazioni – saranno solo i cinghialai, che presto si approprieranno degli ultimi territori italiani che sfuggono al loro controllo e che, sia chiaro a tutti, non hanno alcun interesse a che la densità dei cinghiali diminuisca. Come si può dunque affidare la soluzione di un caso a chi genera il problema? Per tutto questo e per tanti altri seri motivi, rivolgiamo il nostro appello ai senatori: fate prevalere il buon senso, fermate quel testo e valutate soluzioni diverse e ragionevoli. Siete, siamo ancora tempo per evitare che si scriva questa bruttissima pagina per la natura del nostro Paese”.

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