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GEAPRESS – Sembra quasi la realizzazione del sogno dei regionalisti delle cacce in deroga. Portare, cioè, in chiave regionale i pareri che potrebbero indurre  gli amministratori locali a consentire di sparare contro specie protette e particolarmente protette.

L’inghippo potrebbe ora essere contenuto nelle “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2013“. Il Ddl è stato recentemente presentato ai lavori del Senato.

Il nodo principale è il nuovo articolo 19 bis da inserire al posto di quello attuale della legge sulla caccia 157/92. Due i punti fondamentali. Si tratta del comma due e del comma tre del nuovo articolo 19/bis.

Il comma due del nuovo articolo  così recita “Le deroghe possono essere disposte dalle regioni e province autonome, con atto amministrativo, solo in assenza di altre soluzioni soddisfacenti, in via eccezionale e per periodi limitati“. Da un lato, potrebbe sembrare (ma il condizionale è d’obbligo) che le regioni non possono più disporre le cacce in deroga con leggine regionali caratterizzate dai lunghissimi tempi di impugnativa alla Corte Costituzionale. In fin dei conti, il testo ora proposto oscilla attorno ad una virgola.

Per contro, rimane il dubbio su una frase che sa tanto di scelta politica, ovvero “solo in assenza di altre soluzioni soddisfacenti“. Cosa significa tutto ciò? La caccia in via ordinaria, è una soluzione soddisfacente oppure no? Gli allevamenti di tordi in cattività da utilizzare per i richiami vivi, sono soluzioni soddisfacenti per evitare il prelievo in natura?

Dove però si rischia una sostanziale deregulation che potrebbe dare ossigeno alla sentenza avversa all’Italia della Corte di Giustizia Europea (leggasi sanzioni) è sui pareri antecedenti ad un ipotetico prelievo in deroga. Fino ad ora l’organo titolato dalla legge sulla caccia era l’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Pareri sulla cui obbligatorietà si sono scatenate vere e proprie battaglie legali. Sogno delle Regioni venatorie italiane è quello di eliminare l’inghippo statale e provvedersi di enti regionali. Cosa propone, ora,  la legge europea 2013?

Ecco il testo: “Le deroghe di cui al comma 1 sono adottate sentito l’ISPRA o altri istituti indipendenti all’uopo titolati, anche regionali laddove istituiti, dotati di analoga autonomia tecnico-scientifica ed organizzativa, e non possono avere comunque ad oggetto specie la cui consistenza numerica sia in grave diminuzione. L’intenzione di adottare un provvedimento di deroga che abbia ad oggetto specie migratrici deve entro il mese di aprile di ogni anno essere comunicata all’ISPRA, il quale si esprime entro e non oltre quaranta giorni dalla ricezione della comunicazione“.

Dunque entrano in scena non meglio specificati istituti anche regionali all’uopo titolati. Mano libera, dunque, per gli amministratori locali. A leggerla così sembrerebbe che l’ISPRA venga da sola chiamata in ballo per “esprimere” pareri nel caso di specie migratorie. L’ISPRA, però, è in questo caso coinvolta solo al momento dell’intenzione di adottare. E’ nel momento di adottare (post intenzione, dunque) che si pone sullo stesso piano, anzi in maniera alternativa, l’ISPRA e gli istituti anche regionali all’uopo titolati. In linea teorica gli istituti all’uopo, potrebbero esprimersi anche un giorno prima dell’adozione dell’atto amministrativo che sancisce l’apertura delle cacce in deroga. Da nessuna parte, poi, è imposta l’obbligatorietà al rispetto di tali pareri.

Una questione, comunque, suscettibile di ampie interpretazioni e che per questo non pone a favore di un paese, come ha riferito il Presidente del Consiglio Letta ed oggi lo stesso Ministro dell’Ambiente, con il più alto numero di infrazioni contestate dall’Unione Europea. Il tutto per consentire di sparare a specie protette e particolarmente protette.

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