GEAPRESS – Da oggi è caccia, sebbene in preapertura. Come se il “pre” significasse qualcosa. Il caos legiferativo derivante da assurde prerogative, come quella della tutela della fauna lasciata in mano (armata) delle regioni, rivela oggi uno spaccato che va ben oltre il mancato rispetto della legge. Questa imporrebbe l’apertura della stagione venatoria alla terza domenica di settembre, in un paese dove, se non l’amore per gli animali, regnasse almeno la logica.

In una Regione, però, le frivolezze (a base di piombo) dei legislatori sono state fermate. In Campania stavano facendo il calendario venatorio senza l’obbligatorio piano faunistico, ed il ricorso al TAR del WWF li ha bloccati. Per il resto, con l’eccezione di Liguria, Molise e Piemonte, oltre alle province autonome di Trento e Bolzano, si sparerà un po’ ovunque secondo regole da fare invidia allo scombinato cappello di un mago.

Caos sovrano, dunque. In Calabria i giorni previsti di preapertura saranno a scelta del cacciatore, a differenza della Basilicata. Occorrerà pertanto che i poveri animali che avranno la disgrazia di abitare in zone di confine si premuniscano di una cartomante che li illuminerà dei desideri cacciatori. E che dire della povera quaglia? Sempre in Calabria, sebbene non al primo settembre, è in preapertura. Ma se fa un voletto in Sicilia, il piombo dovrà attenderla solo a partire dal primo ottobre. E la Lombardia? Per favorire le provincie venatorie, Bergamo e soprattutto Brescia, ha già in precedenza disposto la caccia in deroga. In quale provincia si potrà sparare, allora, in preapertura? Ovviamente quella che di cacciatori ne ha di più (in Italia), ovvero Brescia.

In preapertura, denunciano LIPU e WWF, si spara di fatto alla fauna nidificante, per non parlare poi delle specie cosiddette “SPEC 3”, denuncia la LIPU. Ovvero non concentrate in Europa e con stato di conservazione sfavorevole. Piombo pertanto a tortora, beccaccino, oltre alla già citata quaglia. La tortora, poverina, sarà possibile ucciderla anche nella provincia di Brescia, il che, considerata la nota insufficiente vigilanza, denuncia il Coordinamento Associazioni Animaliste e Ambientaliste di Brescia,  la dice lunga sulla mancanza di buon senso e scientificità delle scelte filo-caccia dei locali politici. E che dire della Marzaiola, Piccolo grazioso anatide impallinabile in Friuli? C’è da sperare che si trasferisca in Veneto, mentre se andiamo in Toscana occorrerà che l’anatroccola si premunisca di una buona carta geografica prestando particolare attenzione ai confini provinciali. Lì, infatti, si potrà sparare a macchia di leopardo, da provincia a provincia. Ma la Toscana è un caso a parte (… tra i tanti). Il suo calendario in preapertura l’ha approvato appena poche ore addietro. Diritti del cittadino di ricorrere al TAR, insomma, gettati alle ortiche.

Strane coincidenze. A Brescia, provincia con il più alto numero di cacciatori, si va in preapertura. La Toscana, regione con il più alto numero di cacciatori in Italia, si fa i furbi per eludere il TAR. Continuando così, in base ad una sorta di federalismo venatorio, si finirà come Malta, dove i cacciatori registrano la più alta densità al mondo. Con un solo deputato di differenza tra i due schieramenti politici, i cacciatori dettano …. legge. Lì si spara di notte e dai motoscafi. Eppure finanche Malta ha bloccato, come impone l’Europa, la caccia ad alcune specie derogabili e per quest’anno ha vietato la cattura con le reti. Da noi, anzi, solo in alcune regioni (quelle più filovenatorie) l’uccellagione è ammessa. Nelle altre è reato.  

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