Pispole morte
GEAPRESS – “Mancanza di dati, carenza di controlli, assenza pressoché totale di piani di gestione, caccia in periodi non consentiti e a specie in sofferenza: l’Europa sta mettendo a nudo la caccia italiana, evidenziandone le gravi mancanze e le numerose infrazioni“. Lo afferma in un suo comunicato la Lipu-BirdLife Italia a commento della procedura Pilot 6955 attivata dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia e relativa alla non corretta applicazione di varie disposizioni della direttiva 2009/147 detta “Uccelli”.

“L’attenzione del mondo venatorio e di alcune amministrazioni regionali – afferma Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu –  si è tutta focalizzata sulla riduzione della stagione venatoria per tre specie di uccelli quali il tordo bottaccio, la cesena e la beccaccia, giustamente decisa dal Consiglio dei Ministri su segnalazione del ministero dell’Ambiente. Il problema è però molto più vasto e riguarda numerose e gravi contestazioni che riguardano quasi l’intero sistema della caccia italiana”.

Secondo la LIPU, l’Europa avrebbe chiesto alle autorità italiane di chiarire come vengano raccolti e analizzati i dati sugli abbattimenti degli animali, come sia gestito e controllato il meccanismo di annotazione dei capi abbattuti sui tesserini e se esistano studi dettagliati sulla consistenza e la dinamica delle popolazioni che sono oggetto di abbattimento. “Tutte situazioni sulle quali, come è noto da anni, – ha aggiunto il presidente della LIPU – l’Italia è del tutto carente ed ha finora fatto finta di nulla, pur trattandosi di elementi essenziali per poter valutare la sostenibilità del prelievo venatorio e dunque la sua liceità”.

Sempre secondo il presidente della LIPU il nostro Paese sarebbe in difetto sotto il profilo della durata della stagione venatoria a varie specie di uccelli migratori, cacciati in periodi di migrazione e dunque vietati dalle normative comunitarie. Non meno preoccupante sarebbe il quadro degli aspetti di conservazione, sul quale l’Europa chiede di sapere perché in Italia si caccino numerose specie in stato di conservazione non buono, tra cui l’allodola, la quaglia, la beccaccia, il combattente, e se esistano piani di gestione adeguati, obbligatori quando si tratta di cacciare specie in stato di sofferenza.

Così, mentre i cacciatori protestano perché hanno perso poche ore di caccia a tre specie, bene farebbe tutto il sistema, lo stato, le regioni, i portatori di interesse, a preoccuparsi di come rispondere ai quesiti seri e precisi posti dalla Commissione europea e operare interventi concreti. In questo senso – conclude il Presidente Lipu – un plauso va all’azione del ministro dell’Ambiente e del Governo, pur considerato che si tratta solo del primo, doveroso atto di una lunga serie di interventi, indispensabili se si vuol correggere profondamente il sistema e far sì che la Commissione europea, dopo aver scoperchiato il vaso di Pandora della caccia italiana, non proceda nel contenzioso contro l’Italia. Con la conseguenza, in quel caso, che non la caccia ai tordi ma gran parte della caccia italiana possa l’anno prossimo essere sospesa”.

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