incidente caccia
GEAPRESS – Un consuntivo di 22 morti e 66 feriti, fra i quali 4 morti e 22 feriti, compresi 3 bambini, fra la gente comune. Questi i drammatici dati ricordati dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane che tiene a precisare come non si tratti una battaglia avvenuta in uno dei tanti teatri di guerra nel mondo, bensì del “triste risultato della stagione venatoria italiana che si è conclusa di recente.

Diventa inevitabile chiedersi – ha riferito Michele Di Leva Responsabile Caccia e Fauna selvatica della Lega Difesa del Cane – per quali irrazionali motivi mentre da una parte le norme del Ministero dell’Interno sono decisamente rigide e restrittive per quanto riguarda le licenze al porto di pistola per difesa personale, dal canto opposto risultano invece permissive quelle inerenti le armi lunghe a uso caccia. Armi che, ricordiamo, possono raggiungere una gittata massima anche di 3 chilometri, pertanto estremamente pericolose per la pubblica incolumità“.

Sul fronte degli animali uccisi, oltre alla strage legalizzata della fauna selvatica, si devono mettere in conto quelle che gli animalisti definiscono “le regalie che alcune regioni italiane, e praticamente tutte le province, concedono al mondo venatorio“. La polemica è ormai nota ovvero il presunto “squallido scambio di favori fra politici e cacciatori: deroghe alla regole stabilite in cambio di voti che assicurano la rielezione nel momento opportuno“. Non mancano a tal proposito gli esempi eclatanti come quello della cattura di uccelli mediante reti e richiami vivi.

Non meno importanti sono “i vergognosi piani di abbattimento autorizzati, in qualunque periodo dell’anno, da regioni e province nei confronti di animali quali volpi, nutrie, caprioli, daini a loro dire dannosi per l’agricoltura. Piani incuranti dell’esistenza di alternative ecologiche -per altro previste per legge- e che hanno dato il via libera agli impazienti cacciatori. Un recente esempio è quello relativo all’abbattimento, per fortuna sospeso dal Consiglio di Stato, degli ormai tristemente famosi daini nel ravennate. Oppure, il raccapricciante episodio avvenuto a Castelnuovo Scrivia (AL) nel corso del quale tre cacciatori hanno ucciso a bastonate un’inerme volpe soltanto perché, secondo loro, appartenente a una specie nociva per la selvaggina“.

Per completare un quadro nazionale decisamente non edificante, si deve menzionare il grave problema del bracconaggio, causa dello sterminio di migliaia di animali appartenti a specie protette. In proposito non si può dimenticare che, quando colti in flagranza di reato, i bracconieri risultano essere quasi sempre in possesso di regolare porto d’armi ad uso venatorio, in sintesi sono cacciatori.

Lega Nazionale per la Difesa del Cane, ritiene indispensabile da parte del Governo Italiano una seria riflessione sul problema caccia, sul deprecabile atteggiamento di svariate pubbliche amministrazioni locali (regioni e province) volutamente permissive a favore delle attività venatorie e incuranti dei periodici richiami della Commissione Europea e dei relativi rischi di sanzioni che andrebbero fra l’altro a carico del contribuente. Nonché, sull’allarmante fatto che oltre 700 mila cacciatori siano autorizzati a detenere armi decisamente letali, e che la loro età sia per lo più compresa fra i 65 e i 78 anni (dati Istat) un elemento niente affatto rassicurante per la sicurezza pubblica.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati