fringuello
GEAPRESS – Una “risposta” per modo di dire. Questo fanno intendere le associazioni dopo che il Governo ha ribattuto al quesito posto nelle scorse ore dalle associazioni (vedi articolo GeaPress). Perchè il Governo non ha informato il Parlamento sull’ultimatum della Commissione Europea.

L’oggetto del contendere sono ancora una volta le famigerate cacce in deroga, autorizzate da alcune regioni contro specie protette e particolarmente protette. Una vicenda che dopo la prima condanna Europea, rischia di far piovere sull’Italia pesanti multe. La legge di delegazione europea, però, recentemente approvata dal Parlamento, non risolverebbe un bel nulla.

Ieri la polemica seguita da una nota del Ministro Moavero che però, a detta delle associazioni, non risponde affatto né alle puntuali prescrizioni della Commissione Europea per chiudere una pesantissima procedura d’infrazione, né alla denuncia sulla mancata informazione da parte del Governo al Parlamento italiano del documento della Commissione Europea che quelle prescrizioni contiene e che si è voluto tenere in un cassetto, nonostante fosse in piena discussione alla Camera la Legge Europea. Questo riportano nel loro comunicato Cabs, Enpa, Lav, Lipu e Wwf .  La nota della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Politiche Europee, diffusa dopo la polemica comunicazione del mondo ambientalista e animalista sulla vicenda, non affronterebbe il problema.

Riteniamo sempre più grave – dichiarano all’unisono le associazioni – l’atteggiamento del Governo”. In altri termini le richieste dell’Unione Europea vengono ancora una volta ignorate. Nel documento in questione inviato da Bruxelles il 2 luglio scorso, protocollato alla Presidenza del Consiglio l’11 luglio scorso, e poi “scomparso”, vengono con estrema chiarezza e con estrema pazienza da parte europea (“si ribadisce ancora una volta”, afferma la Commissione) snocciolate le ineludibili condizioni per l’ammissibilità delle deroghe al prelievo di piccoli uccelli protetti:

non è sufficiente il richiamo alla tradizione popolare per motivare la deroga;

deve essere opportunamente motivata la mancanza di soluzioni alternative: sono illegittime le deroghe aventi ad oggetto piccoli migratori protetti (fringuello, frosone, peppola, ecc.) dal momento che in Italia sono ampiamente e da sempre cacciabili altri piccoli migratori come la cesena, il merlo, il tordo bottaccio e il tordo sassello; l’obbligo di registrare i capi abbattuti sul tesserino venatorio “subito dopo l’abbattimento”. E’ questo infatti, afferma la Commissione, l’unico modo che consente ai controllori di verificare, in particolare, che il singolo cacciatore esercitante la deroga non superi il numero massimo di capi;

il prelievo in deroga deve avvenire in “condizioni rigidamente controllate”. Dunque, “per un periodo di tempo assai breve, da un numero assai ridotto di cacciatori specificamente autorizzati e identificati, in un numero limitato di luoghi conosciuti ed effettivamente accessibili alle Autorità (con esclusione quindi sia degli appostamenti temporanei sia della caccia vagante”);

inoltre, occorre che vengano disposti controlli specifici in aggiunta alla vigilanza ordinaria”;

per il calcolo delle piccole quantità ci si deve basare su un valido fondamento scientifico, quindi dati certi, come afferma la consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. “Già nel 2005 – afferma la Commissione nella sua lettera – l’Infs (ora Ispra) ha riconosciuto che per le specie migratrici in questione, i dati attualmente disponibili non consentono una determinazione oggettiva e scientificamente solida delle piccole quantità”.

Su tutte queste precise richieste dell’Europa, da tempo note, erano stati presentati emendamenti sia al Senato che alla Camera, ma il Governo aveva espresso parere negativo. Così, il testo finale della Legge Europea non li riporta, perché il Parlamento, potremmo dire, ha votato in buona parte al buio, ignorando l’esistenza di una sorta di ultimatum della Commissione Europea.

Può essere questo il nostro modo di stare in Europa? Chiediamo al presidente Letta – aggiungono le associazioni – un intervento deciso su questo pasticciaccio brutto, di cui informeremo ovviamente la Commissione Europea, e forti iniziative legislative per uscire da una perdurante illegalità e dal rischio di pagare salatissime multe all’Europa”.

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