GEAPRESS – 558.000 uccellini per legge abbattibili per volontà del Consiglio Regionale lombardo. Specie protette e particolarmente protette. Tutti animali dal peso di pochi grammi, impallinabili in deroga ai divieti, nonostante le condanne della Corte di Giustizia Europea e della Corte Costituzionale.

In quattro anni, quattro sentenze di condanna. Un valido motitvo, almeno sotto il profilo della serietà della politica, di porre fine al percorso di illegittimità, oltre che di morte per centinaia di migliaia di piccoli uccelli selvatici. Ed invece, anche quest’anno, la Lombardia ha la sua leggina che ucciderà anche il sacrosanto diritto del cittadino di ricorrere al TAR, nel caso ravvisi, in un provvedimento della sua amministrazione, un vizio di illegittimità. Al TAR si ricorre, infatti, contro un atto amministrativo, quale dovrebbe essere un provvedimento di regolamento dell’attività venatoria. Per una legge, come quelle lombarde sulle deroghe, si ricorre al Governo centrale e da qui, poi, alla Corte Costituzionale. Tempi più lungi e nuovo favoritismo alla caccia contro specie protette e particolarmente protette.

Un altro meccanismo per bloccare il ben remunerato impegno dei Consiglieri lombardi è quello di intervenire nei confronti della Commissione europea chiedendo alla Corte di Giustizia un provvedimento urgente di censura. Ed è quanto ha fatto l’eurodeputato Andrea Zanoni (IdV) che nei giorni scorsi ha inoltrato specifica interrogazione. Zanoni ha ricordato come lo Stato italiano, proprio per colpa della Regione Lombardia, è stato già riconosciuto responsabile dell’infrazione.

Le multe che arriveranno dall’Europa, vale la pena ricordarlo, ricadranno sulle tasche dei cittadini tutti e non certo in quelle senza problemi economici dei Consiglieri lombardi. Appare scontato che la quinta legge, solo per considerare gli ultimi anni, sostanzialmente fotocopia di quelle già cassate negli anni scorsi, non potrà che produrre analoghi procedimenti di censura. 

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