cacce in deroga
GEAPRESS – Entrambi cantano vittoria. A sentire i cacciatori e gli ambientalisti sembra quasi che la pensino alla stessa maniera. L’Europa ha tolto la procedura d’infrazione che era scaturita a seguito del mancanto rispetto da parte di alcune Regioni italiani del principio di deroga sul prelievo di specie protette. Niente multe, dunque, dopo anni di battaglie, ricorsi al TAR, Consiglio di Stato e finanche la sentenza di condanna della Corte di Giustizia Europea.

Nel veloce copia incolla di taluni giornali, è stato addirittura riferito che l’Europa ha tolto le deroghe e non, come invece avvenuto, l’infrazione.

In realtà quello che è successo è l’avvenuta modifica della legge 157/92 ovvero la norma di settore in materia venatoria. Gli Uffici italiani hanno comunicato a quelli europei quanto modificato grazie alla legge comunitaria 2013. Si tratta dello stesso provvedimento che voleva introdurre le piccole ISPRA regionali le quali, meno vincolate allo Stato, avrebbero dovuto fornire il numero di uccelletti da fare impallinare ai cacciatori lombardi e veneti in modo particolare.

Le “isprette” regionali  per fortuna non sono state più considerate, ma per quanto successo c’è poco da cantare vittoria. In assoluta sordina è stata modificata la legge 157/92. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, infatti, non è di pochi giorni addietro, ma del 20 agosto 2013! L’entrata in vigore è del 4 settembre di quest’anno. In linea teorica se fosse entrata in vigore pochi mesi prima, già da quest’anno le regioni filovenatorie italiane avrebbero potuto disporre in materia di caccia in Deroga. La modifica della legge sulla caccia ha sancito che spetterà proprio a loro, alle Regioni, la disciplina dell’esercizio delle Deroghe.

La modifica della legge 157/92 assume comunque toni finanche surreali quando ad essere modificato è pure l’articolo 31 (quello introdotto per le deroghe è il 19/bis) sulle sanzioni amministrative. Dal 1992 ad oggi, il costo della vita è cambiato. Si presume, pertanto, che le sanzioni dovevano essere adeguate alla nuova “pesantezza” del vivere quotidiano. Ed infatti per chi, ad esempio, non esegue le prescritte annotazioni sul tesserino regionale, la sanzione passa da quota minima di 150.000 lire a 77 euro. In pratica quello che è riuscito a fare il legislatore, senza alcuna opposizione, è stata la matematica conversione da lire in euro. A voler essere puntigliosi, pure per difetto!

Ma non finisce qui.

La punibilità con una semplice sanzione amministrativa, come se nel frattempo non fossero intervenute le Sentenze della Corte di Cassazione, continua ad essere sancita  anche per l’abbattimento o detenzione di fringillidi in numero inferiori a cinque. Dovrebbe essere una sanzione penale, ma tantè. Del resto lo scupolo del legislatore è stato  tanto elevato da ritenere di dovere  precisare pure all’interno dell’articolo sulle sanzioni amministrative, la non applicabilità al cacciatore dei reati di furto, anche nelle ipotesi di aggravante e ricettazione.

Il top, però, viene raggiunto in materia di Deroga. Permaranno, ovviamente, e con buone possibilità di potere continuare a fare quello che si vorrà. Il passo più grave è la mancata previsione dell’obbligatorietà di attenersi al parere dell’ISPRA. Questa, infatti, sarà “sentita“. Meno male, però, che le Deroghe non potranno  “avere comunque ad oggetto specie la cui consistenza numerica sia in grave diminuzione“. Ci mancava solo che così non fosse stato e comunque deve esserci non una diminuizione ma una “grave diminuzione“.

Se di specie migratrice, la proposta di Deroga deve essere comunicata all’ISPRA entro il mese di aprile. Quest’ultima darà il suo parere entro e non oltre quaranta giorni dalla ricezione della comunicazione. Messa così sembra quasi che a dovere temere sia l’ISPRA, piuttosto che le Regioni libere da un  obbligo di adempimento.

Un passo inquietante viene però dalla prevista divisione della torta, ovvero gli uccellini da abbattere. L’ISPRA, infatti, determinerà il prelievo annualmente ma a livello nazionale. A dividere le fette sarà però la  Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. L’articolo 19 bis, già da quasi quattro mesi introdotto nella legge 157/92, stabilisce infatti che la Conferenza “provvede a ripartire tra le regioni interessate il numero di capi prelevabili per ciascuna specie“. Come questo avverrà, non viene tra l’atro specificato. Supposto un prelievo di fringuelli calcolati a livello nazionale in 400.000 animali, saranno poi Veneto e Lombardia a dividersi equamente la quota nazionale?

Il tutto, precisa la “nuova” 157/92, si baserà sullo scrupolosa attinenza ai criteri stabiliti dalle Deroghe. Mancanza di alternative e modico prelievo, che però sono gli stessi spauracchi sbandierati negli anni dalle regioni filo venatorie che si vedono ora tolta la procedura d’infrazione. Niente multe per colpa dei cacciatori, insomma.

Ad ogni modo le deroghe dovranno essere pubblicate non oltre 60 giorni antecedenti dal loro inizio nel Bollettino Ufficile Regionale, dandone contestuale comunicazione al Ministero dell’Ambiente, il quale potrà diffidare la Regione nel caso di supposto mancato rispetto dei dettami europei fino all’annullamento della Deroga. Si vedrà cosa succederà ma una nota positiva c’è. Le Deroghe dovranno essere disposte con atto amministrativo. Tale procedura che ora diventa obbligo di legge, impedirà le leggine regionali che allungavano i tempi di ricorso delle associazioni. Con l’atto amministrativo sarà sancita l’obbligatorietà del ricorso al TAR ed ai tempi più brevi di sospensiva. Su tale modalità, però, la distante Europa che ora ha pure tolto la procedura d’infrazione con giubili da entrambe le parti, non c’entra niente. E’ stata voluta dalla Corte Costituzionale (italiana).

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