GEAPRESS – Cosa succede in Veneto e Lombardia? I Consiglieri Regionali si sono accorti che la Corte Costituzionale e la Corte di Giustizia europea hanno bocciato le passate leggi regionali che, nel frattempo, avevano però consentito di sparare alle specie protette? Improbabile, perché unanime giurisprudenza antecedente, aveva già da un pezzo confermato l’illegittimità di tale caccia. In altri termini, lasciamo da parte la dignità giuridica.

La realtà, secondo GeaPress, risiede solo nella gestione dei voti dei cacciatori. La caccia in deroga, più volte sentenziata come illegittima, deve essere di volta in volta rinnovata. Gli atti che la disciplinano, in altri termini, riguardano periodo troppo stretti e lo spostamento di simpatie elettorali interessa più la maggioranza che l’opposizione.

ATTO AMMINISTRATIVO O LEGGE REGIONALE?

La disciplina della stagione di caccia dovrebbe avvenire ogni anno tramite l’emanazione di un atto amministrativo. Nel favorire i giochi politici in funzione dell’accaparramento dei voti dei cacciatori, vengono inserite norme palesemente illegittime. Il pericolo in questo caso è il ricorso al TAR puntualmente presentato dalle Associazioni protezionistiche. Se però si gioca bene sui tempi di emanazione del Calendario Venatorio (atto amministrativo) la caccia è salva. Male che vada c’è sempre il Jolly della Delibera di Giunta, impugnabile anch’essa ma, se emanata immediatamente a ridosso dell’apertura della caccia in deroga, dura abbastanza da consentirla sufficientemente. Ricordiamo che il mese principe di questa caccia è ottobre, ovvero tra poco più di due settimane …

Per evitare i ricorsi al TAR le Regioni blindano in una legge tutto quanto dovrebbe essere incluso nel calendario venatorio. Bloccare la legge è molto più complicato e, soprattutto, lungo. Si potrebbe ad esempio fare sempre un ricorso al TAR ma questo sarebbe interessato solo per alcuni aspetti che presentano dubbi di costituzionalità. Il TAR, praticamente funziona da postino ed invia a Roma dove ha sede la Corte Costituzionale. Più o meno lo stesso discorso vale per il ricorso al Capo del Governo nazionale. I tempi dei ricorsi, in altri termini, sono sicuramente compatibili con quelli della caccia in deroga. Siccome però i politici della maggioranza litigano, la legge non si fa. La caccia comunque è salva, per via del Jolly della Delibera di Giunta. Il merito andrà a chi conta di più nella maggioranza.

LA SITUAZIONE IN VENETO

Cosa succederà è ormai certo. Si ricorrerà ad una Delibera di Giunta. A litigare sono due schieramenti ormai storici. La Lega che in Veneto si è accaparrata, secondo le accuse che si scambiano i cacciatori, la Federazione Italiana della Caccia, e gli ex AN poi Pdl che hanno abbandonato Fini. Il principale riferimento è per questi ultimi l’Europarlamentare Sergio Berlato, molto amato dalla Confavi, una confederazione di associazioni venatorie. Lo scorso luglio la proposta di legge regionale sulle deroghe era già slittata a settembre, grazie agli emendamenti delle opposizione che hanno dato retta a Andrea Zanoni (IdV) storico anti caccia. L’ultimo ed unico tentativo settembrino di discutere la legge è stato però infranto dalla mancanza del numero legale. Ma chi avrebbe doveva garantirla? In Veneto, poi, non si hanno maggioranze risicate. Anzi, tra maggioranza e opposizione, vi è un vero e proprio baratro di consensi. E’ chiaro che se il blocco è stato dovuto alla mancanza del numero legale, la colpa è della maggioranza. La cosa è talmente evidente che ieri il Consigliere Regionale Graziano Azzalin (PD) ha preso carta e penna ed ha rispedito al mittente le accuse di avere il PD bloccato la legge. Anzi ha addirittura rivendicato la disponibilità alla mediazione (sic!) sottolineando come “Lega e Pdl si sono trovate in contrasto ed è venuto a mancare il numero legale“. Azzalin ha ragione, anche quando conclude che ora la Giunta emanerà la sua delibera (per consentire, ad ottobre, la caccia in deroga…).

LA SITUAZIONE IN LOMBARDIA

Se legge regionale o delibera di Giunta, si saprà oggi. In ogni caso, però, la caccia in deroga ad ottobre dovrebbe essere garantita. Rimane da stabilire solo chi dovrà papparsi i meriti. Andiamo per ordine.

In Lombardia, a differenza del Veneto, sulla caccia vi è una più diretta ingerenza degli ex democristiani che avevano il loro feudo nelle province delle cacce in deroga (e delle industrie armiere). Non a caso lo scorso luglio a litigare furono UDC e Lega che abbandonò i lavori di Commissione affondando il progetto di legge. Gli ex AN confluiti nel Pdl che hanno ora abbandonato Fini hanno un minor peso, ma solo perché le loro punte di diamante sono state trombate alle scorse elezioni regionali a tutto vantaggio della Lega. Si arrivò così alla pausa di agosto con le accuse dell’UDC rivolte al Pdl di essere andato a traino della Lega. Nel frattempo gli ex finiani hanno serrato le file riprendendo a dare battaglia tanto da fare riuscire ad inserire nel progetto di legge due punti importanti. Il primo, più sottile, di far finta di sacrificare le cacce in deroga riducendone i tempi di apertura e chiusura, ma proprio per questo lasciando salvo il cruciale mese di ottobre. Il secondo è solo apparentemente più rozzo, ma fornisce la scusa per eludere il parere dell’ISPRA (l’organo tecnico voluto dalla Legge Nazionale sulla caccia che aveva bocciato l’attività venatoria in deroga) con promesse di prossime commissioni regionali di esperti e poco probabili sconvolgenti studi ornitologici per rendere meno duro lo scontro con i cristallini pronunciamenti della Corte di Giustizia Europea e della Corte Costituzionale. Non solo, proprio in Lombardia vi è stato anche il parere contrario dell’Ufficio Legale della stessa Regione il quale ha evidenziato come “l’approvazione di una nuova iniziativa legislativa, che autorizzi il prelievo venatorio in deroga, configurerebbe una grave violazione della citata sentenza (ndr: Corte di Giustizia europea)…”.

Parrebbe ora che le liti tra Lega e Pdl si siano un poco calmate e per questo, sebbene sommerso dagli emendamenti dell’opposizione, si riprende oggi la discussione del contestato progetto, con ambientalisti e cacciatori che, per avversi motivi, manifestano sotto il Pirellone. Se va male vi è la solita Delibera di Giunta da varare appena a ridosso di ottobre. A GeaPress risulta che la Lega, già da un pezzo, l’ha preparata a Formigoni. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).