GEAPRESS – Undici feriti e quattro morti per armi da caccia e cacciatori. Il tutto dal primo settembre al 18 dello stesso mese. Morti e feriti quasi tutti in pre-apertura, verrebbe da dire. Questo perché l’attività venatoria dovrebbe in realtà inaugurarsi con l’apertura generale prevista quest’anno per il 16 settembre. Poi, però, le Regioni anticipano ed in maniera ingiustificata visti gli interventi censori del TAR.

A rendere noto il triste conteggio è L’Associazione Vittime della Caccia che, in un suo comunicato, ha ricordato l’enormità del dato specie se confrontato con quello della precedente stagione venatoria. In tutto, allora, 75 feriti e 11 morti, ma in cinque mesi di caccia.

Un dato che si preannuncia già in salita e che vede la Toscana in prima fila con gli ultimi due casi. “La Toscana – ha dichiarato la Presidente dall’Associazione Vittime della Caccia Daniela Casprini – è la Regione che più di tutte ha liberalizzato la caccia con norme e delibere assassine e liberticide per chi di caccia non ne vuole sapere“.

Di ieri la notizia dell’uccisione di un cacciatore di 32 anni nei boschi sopra Fiesole, in provincia di Firenze. Il padre, sessantaduenne, portava il fucile senza la sicura inserita. Un incidente avvenuto alle 4.45 del mattino. Questo secondo la ricostruzione degli inquirenti. Poi il caso del bambino di otto anni in provincia di Lucca. Impallinato assieme alla zia nel giardino di una casa, così come il muratore che stava lavorando sul tetto.

Aumentare la distanza minima da strade e case, evidentemente non serve granché visto che le previsioni, se fossero rispettate, non avrebbero comportato simili incidenti.

Per l’Associazione Vittime della Caccia, non ci sono dubbi. Alla base c’è la mancanza di rispetto delle regole e chi dovrebbe controllare non c’è. Per non parlare, poi, di quelli che dovrebbero essere i controlli sulle armi a canna rigata, per le quali la distanza dalle case, dovrebbe essere pari ad un volta e mezza la gittata stessa dell’arma. Gittata che può misurarsi in chilometri. Sono le armi delle battute agli ungulati e grossi animali in generale. Distanze inquietanti tanto da far dire alla stessa Associazione che il territorio disponibile a garantire la pubblica incolumità in Italia, semplicemente non esiste. Non servono, cioè, distanza maggiori, bensì controlli assidui per prevenire e reprimere seriamente.

Scandaloso, sempre secondo l’Associazione Vittime della Caccia, che il mancato rispetto delle distanza di sicurezza venga punito con una semplice sanzione amministrativa di 205 euro. “E allora continuiamo così – conclude Daniela Casprini – con il blocco degli appunti in mano per continuare a segnare, morti, feriti, minacce e crudeltà“.

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