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GEAPRESS – «Se le associazioni venatorie, come si legge in una loro lunga nota, intendono davvero fare qualcosa di positivo per il nostro Paese, profondamente colpito dal terremoto, se intendono davvero impegnarsi per la tutela dell’ambiente e “dell’arricchimento e conservazione del patrimonio faunistico”, allora c’é una sola cosa che devono fare: appendere la doppietta al chiodo, perché non è certo massacrando quel che resta del patrimonio di fauna selvatica che si può contribuire a rendere l’Italia un Paese migliore», lo dichiara Annamaria Procacci, Consigliere Nazionale di Enpa e responsabile dell’Ufficio Fauna Selvatica dell’associazione.

«Un Paese migliore – prosegue Procacci – anche dal punto di vista del rispetto delle regole. Tutti sappiamo del resto che in Italia l’illegalità è dilagante nei confronti dei selvatici e per questo in Europa siamo ormai diventati un vero e proprio caso». Dati di Lipu-Birdlife segnalano come ogni anno sul nostro territorio vengano abbattuti illegalmente non meno di 5,6 milioni di uccelli selvatici. Gravissimo dunque lo smantellamento dei sistemi di controllo, al quale abbiamo assistito negli ultimi mesi. E in questo scenario non manca chi “spara” sulla legge: quelle regioni che, con ripetuti tentativi di deregulation venatoria o con l’emanazione di calendari venatori insostenibili, si pongono in violazione delle norme nazionali (legge 157/92) ed europee (direttiva “Uccelli”).

Sul banco degli imputati sono soprattutto: Marche, Umbria, Liguria, Piemonte, Veneto, Toscana, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Molise, Sicilia. E in questa rassegna delle aberrazioni non manca chi, come la Liguria, con un paradosso verosimilmente incostituzionale, ha deciso di multare chiunque osi recare disturbo ai cacciatori in armi, mentre viene ancora oggi viene calpestato il principio della proprietà privata di fronte alle doppiette (articolo 842 codice civile). Ancora, il Governo è stato di recente costretto a impugnare, tra le altre, la legge regionale di deregulation venatoria del Veneto e quella dell’Abruzzo.

L’aberrazione prosegue con i calendari venatori per la stagione 2016-2017: tra i peggiori (per specie cacciabili e giornate di sparo) quelli di Marche e Umbria, mentre il Lazio condivide con le Marche la stagione venatoria più lunga (dal 1° settembre al 9 febbraio). In Abruzzo, poi, il Tar ha sospeso il il calendario su ricorso del Wwf, mentre il Piemonte, un tempo regione “virtuosa”, in trent’anni ha più che raddoppiato il numero delle specie cacciabili. Per gli animali selvatici si preannuncia dunque una stagione nera, che ha visto l’apertura anticipata degli spari al 1° settembre (con cinque giornate) persino nella Sicilia devastata dagli incendi. In Italia è ancora possibile a ben 19 specie (Spec2 e Spec3) di uccelli dichiarate in declino dal mondo scientifico.

«Cacciatori – conclude Procacci – se veramente volete fare qualcosa di buono, per il Paese, per le persone, per i selvatici e per l’ambiente, smettete di sparare».

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