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GEAPRESS Da domani, 1 settembre, molte regioni italiane hanno autorizzato le preaperture venatorie. Lo ricorda l’ENPA che sottolinea il mancato rispetto delle normative. La preapertura consisterebbe, infatti, nel concedere la possibilità per i cacciatori di rispolverare i fucili prima della consueta apertura della caccia, prevista in realtà per la terza domenica di settembre.

Si tratta di una barbara concessione che prevede spari, seppur con limiti, ad alcune specie, e che consente ogni anno di uccidere migliaia di uccelli ancora nella fase della dipendenza dei piccoli dai genitori – commenta Andrea Brutti dell’Ufficio Fauna selvatica dell’Enpa – Le conseguenze sono facilmente immaginabili: i piccoli, se non uccisi direttamente ‘per errore’, moriranno perché mancherà loro il supporto del genitore, necessario in questa fase della loro vita. Una crudeltà inaccettabile. Le regioni dovrebbero tener conto della stragrande maggioranza degli italiani, che giudicano pericolosa e dannosa la caccia e non ne vogliono più sapere di un ‘hobby’ che causa, tra l’altro, il ferimento o la perdita della vita di molte persone. Senza considerare che in questo periodo l’Italia è piena di turisti, anch’essi a rischio. È ancora questa l’immagine che vogliamo dare del nostro Paese?

La Protezione Animali ricorda come di recente l’Europa ha aperto una procedura Pilot, la 4955 Envi, nei confronti del nostro Paese. L’oggetto di tale procedura sarebbero proprio gli abusi commessi dalle regioni sull attività venatoria. “Si tratta di un serio avvertimento, che precede una procedura di infrazione vera e propria, molto difficile da sanare e che esporrebbe i contribuenti al possibile pagamento di sanzioni – prosegue Annamaria Procacci, Consigliere Nazionale Enpa – Assenza di controlli, pareri scientifici ignorati, caccia alle specie nelle fasi delicate per la loro vita, migrazione e riproduzione, possibilità di sparare a specie in declino. E in un clima così teso – aggiunge Procacci – le nostre regioni rispondono in questo modo, quasi fosse un insulto. L’Italia e il mondo non sono più quelli di venti anni fa. I cambiamenti climatici influiscono sulle migrazioni, sulla riproduzione, con tempi ormai sfalsati rispetto al passato. È ora che tutte le istituzioni, dal Governo alle regioni e alle province, si assumano delle responsabilità e cambino rotta, per una politica rispettosa delle leggi e della biodiversità. In questo pianeta, vivono anche gli animali.

 

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