cane impallinato
GEAPRESS – La stagione venatoria 2015-2016 si chiude domani ma verrà ricordata non soltanto per l’elevato numero di vittime umane della caccia o per la reiterata inadempienza delle regioni italiane, Piemonte e Toscana su tutte, nei confronti delle normative italiane ed europee, ma, anche e soprattutto, per il boom di morti e feriti tra gli animali d’affezione, il più delle volte presi a fucilate mentre se ne stavano tranquilli all’interno di giardini privati.

Lo denuncia l’ENPA che ricorda i numerosi casi di cani e gatti coinvolti dai pallini che li hanno centrato in più parti d’Italia,.

Così è stato – ad esempio – per la cagnetta Queena che, colpita nei pressi dell’abitazione dell’Anconetano dove viveva con i suoi proprietari, è stata ridotta in fin di vita da centinaia di pallini. E così è stato anche per il povero Adamas, un border collie ucciso da un cacciatore in Friuli con due fucilate; ironia della sorte, il suo proprietario era un cittadino di Sarajevo rifugiatosi in Italia per non sentire più alcun colpo di fucile. Queena e Adamas purtroppo non sono i soli: l’elenco delle “altre” vittime della caccia è ancora molto, troppo lungo.

Stimiamo che soltanto quest’anno le “doppiette” abbiano ucciso, oltre a milioni di animali selvatici, e tantissimi esemplari appartenenti a specie protette e rare, anche alcune centinaia di animali d’affezione. La responsabilità di queste morti – spiega Andrea Brutti, dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa – non è soltanto di chi preme il grilletto, ma anche di chi non presidia il territorio con una seria ed efficace attività di controllo e prevenzione. Così si assiste ad una pericolosa “militarizzazione” dei nostri boschi e delle nostre campagne, mentre le istituzioni, sempre pronte a colpevolizzare gli animali selvatici di causare incidenti, tacciono sui morti e sui feriti causati dai fucili, dati in mano, spesso, a ultrasettantenni senza adeguati controlli psicofisici. Controlli di certo insufficienti: com’è possibile infatti che troppo spesso non siano rispettate ad esempio, le distanze di sicurezza in un territorio, quello italiano, fortemente cementificato e antropizzato?”.

Questa situazione, secondo Enpa, è il frutto di quella che appare come una crescente e preoccupante smobilitazione nei confronti dei reati contro l’ambiente e contro gli animali. “Se da un lato dobbiamo fare i conti le Regioni, Piemonte e Toscana su tutte, che continuano a violare le norme italiane ed europee, fino a disconoscere i provvedimenti del nostro stesso Governo, come nel caso dello stop alla caccia ai turdidi, dall’altro – prosegue Brutti – ci troviamo a fare fronte al vuoto creato dallo smantellamento del Corpo Forestale dello Stato, l’unico corpo, insieme alla Polizia Provinciale, specializzato nelle attività di controllo, prevenzione, contrasto ai crimini ambientali”.

Enpa è presente con i propri volontari e con il proprio ufficio legale per porre quanto meno un argine. Solo nel 2015 l’associazione è stata presente in decine di procedimenti giudiziari contro i cacciatori e bracconieri ed ha condotto efficaci “azioni” di disturbo, come a Belluno e a Padova contro gli spari alle volpi. “In anni segnati dai cambiamenti climatici e da uno stato di sofferenza sempre più acuta della biodiversità – conclude Brutti – è impensabile si possa ancora sparare per una presunta forma di divertimento, e si possa tenere bassa la guardia sui controlli. Con il rischio che il nostro Paese, cioè tutti i cittadini italiani, si vedano costretti a pagare multe salatissime all’Europa per le tante violazioni. Una su tutte: in italia è consentito persino sparare a 19 specie in stato di conservazione sfavorevole”.

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