GEAPRESS – Indispettito per essere stato condannato dal Tribunale di Forlì per il vizietto di catturare illegalmente uccellini con le reti a scatto, un bracconiere romagnolo, ricorrendo in Cassazione, ha ottenuto suo malgrado la legittimazione del WWF, costituitosi parte civile, al risarcimento dei danni arrecati alla fauna selvatica.

Sebbene il reato fosse nel frattempo incappato nei tempi di prescrizione, la Corte Suprema ha lo stesso obbligato l’uccellatore bracconiere a pagare la somma dovuta per il danno causato alla fauna.
Il pronunciamento della Corte è importante anche per un altro aspetto. Il bracconiere aveva sostenuto l’illegittimità della costituzione di parte civile del WWF in quanto non presente nel territorio ove avvenuto il fatto. Gli scopi dell’Associazione, secondo la Cassazione, non riguardano però la salvaguardia della fauna esclusiva delle zone ove presente l’Associazione.

La sentenza, depositata in questi giorni è della III Sezione Penale della Cassazione presieduta dal dott. Enrico Altieri. Il WWF, in quanto “riconosciuto per la tutela ambientale della fauna, in riferimento all’intero territorio nazionale” potrà così esigere quanto derivato dalle statuizioni civili valide, secondo La Corte, a prescindere dai tempi di prescrizione del reato di uccellagione. Chi, secondo quanto confermato dalla Corte, “mediante l’uso di reti azionate a scatto e la predisposizione di apposite trappole, tendeva alla cattura indiscriminata di uccelli frequentanti il territorio”, dovrà ora pagare il WWF.

Se il bracconiere era così indispettito, forse questa è la peggiore pena. Del resto la condanna si era estinta nei tempi di prescrizione, nota dolente causata dai lunghi tempi della Giustizia anche di un piccolo Tribunale, quale quello di Forlì, il quale ha emesso la condanna solo nel 2009, ovvero quattro anni dopo i fatti.

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