lupo ucciso
GEAPRESS – “Invitiamo tutti a non perdere contatto con la realtà sostenendo o, peggio ancora, fomentando proposte insensate, oltreché impraticabili sotto ogni punto di vista: scientifico, etico, legale“. Così l’Enpa sui nuovi tentativi, innescati dal mondo agricolo e venatorio, di poter sparare, dietro il pretesto dei presunti danni all’agricoltura, ad una specie particolarmente protetta che, pertanto, non è in alcun modo cacciabile e per la quale tra l’altro non esistono censimenti scientifici.

Come e’ ormai noto da tempo, gli attacchi alle greggi, abbandonate a loro stesse, senza custodia, vigilanza e protezione alcuna, sono causati dai cani non sterilizzati e lasciati vagare sul territorio, in stato di sofferenza. Si tratta in particolare di quelli utilizzati da allevatori e cacciatori, e detenuti in palese violazione della legge 281/91 e della 189/2004“,spiega Andrea Brutti, dell’ufficio Fauna Selvatica di Enpa.

Gli allevatori responsabili, che non lasciano agnelli e pecore senza sorveglianza, in balia di possibili predazioni, rispettando quindi le leggi e il territorio che li ospita devono ovviamente essere risarciti ed aiutati, ma non chi viola le norme. Ciò che invece è assurdo è il fatto che una esigua minoranza di allevatori, spalleggiati da qualche associazione di categoria, dopo tanti anni stia ancora a discutere degli abbattimenti, ovvero di un percorso impraticabile da un punto di vista sia etico che giuridico, soprattutto quando valide e sensate soluzioni ci sono ma c’è il rifiuto di applicarle. Una strategia che, oltretutto, non ha mai prodotto alcun risultato”.

Enpa è pronta a collaborare per trovare una soluzione che tuteli agricoltori e allevatori, ma solo in un contesto in cui vengano applicati metodi ecologici “cruelty free”, i soli realmente efficaci. “Il vero problema – conclude Brutti – non sono né i lupi, né i cani né qualsiasi altro animale, ma l’ostinazione di chi, istituzioni comprese, continua a eludere le nostre norme, tra cui la legge 281/91 che, dove applicata, ha permesso di risolvere i problemi connessi al randagismo. A pagare non possono essere sempre gli animali e i cittadini onesti né la natura: è assurdo pensare di poter vivere in un mondo di plastica“.

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