GEAPRESS – E’ passato in giudicato il Decreto Penale di Condanna emesso dal GIP del Tribunale di Varese, Dott.ssa Nicoletta Guerrero, su richiesta del Pubblico Ministero Dott.ssa Francesca Parola nei confronti di un cacciatore di Busto Arsizio (VA). L’accusa era di avere arrecato gravi sofferenze al proprio cane da caccia, una femmina di beagle, mediante l’uso di un collare elettrico.

Tutto ha avuto inizio nel giugno di due anni addietro, quando una signora che si trovava a transitare con il proprio automezzo nella strada statale 336, notò un animale vagare nella carreggiata nei pressi di Lonate Pozzolo.

Fermatasi per soccorrerlo si accorse che il beagle indossava un collare di tipo elettrico. L’aggeggio sembrava inoltre avere provocato lesioni e sanguinamento. Per pulire e medicare le lesioni pensarono poi gli operatori del canile di Gallarate (VA), dove la signora si era subito recata con il povero cagnolino. L’intervento del Servizio Interprovinciale Tutela Animali, Nucleo Operativo di Varese, disposto dal PM di turno, consentiva di sottoporre a sequestro probatorio il collare. Il cane , invece, risultò in possesso del microchip e grazie ad una veloce ricerca presso l’anagrafe canina, venne rintracciato il proprietario. Per lui il deferimento all’Autorità Giudiziaria per l’ipotesi di reato di cui all’art. 727 comma secondo del Codice Penale (inidonee condizioni di detenzioni).

Il cane venne però restituito al proprietario su disposizione dell’ASL Veterinaria la quale, intervenuta tre giorni dopo, non ebbe a notare lesioni. Il proprietario, inoltre, negò di avere posseduto un collare elettrico oltre al fatto che il cagnolino si era smarrito nel corso di una passeggiata con la moglie. Tre spezzoni di collare del tutto identici a quello sequestrato, vennero però rinvenuti nel garage del cacciatore nel corso di una successiva perquisizione domiciliare. In questo caso, però, l’indagato, infatti, asserì di averli trovati casualmente nella discarica di Busto Arsizio.

Storia alla quale  il PM non deve aver creduto, visto il Decreto Penale richiesto al GIP. Trattandosi il reato di semplice contravvenzione l’ammenda inflitta è di appena 400 euro, ma secondo il Servizio Interprovinciale si tratta, in termini giuridici, di un utile precedente. L’uso del collare elettrico, sebbene non espressamente proibito dalla legge, è penalmente perseguibile in ogni improprio utilizzo.

Curiose le dichiarazioni rese dal denunciato nel corso della perquisizione. Era stato consigliato, a quanto pare al momento del ritiro del cane, di rivolgersi ad un legale per via di una improbabile mancanza di poteri specifici da parte della Guardia Zoofila. Fatto ovviamente non vero ma poi, al denunciato, sarebbe stato altresì riferito che la Guardia era “uno che è contro i cacciatori“.

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