GEAPRESS – Vengono da lontano Caulonia (RC), a piedi, vanno  a Teano, i Briganti Migranti (http://blog.libero.it/brigantimigranti) l’altro Sud in marcia.
Camminando nella Murgia, durante il sesto giorno di marcia, parlare di Don Cassol e della sua tragica morte è inevitabile (vedi articolo GeaPress).

Finalmente si arriva ad Altamura (BA)  e solo dopo pochi minuti dall’incontro con l’Associazione ospitante, L’Altra Murgia (www.altramurgia.it),  ci raccontano che Don Cassol  da otto anni aveva scelto  l’Alta Murgia  come luogo di meditazione e di preghiera, “giardino dell’anima”, luogo di pace dove, invece, ha trovato la guerra e la morte.
Ma i cittadini di Altamura non dimenticano, per il prossimo 7 novembre è prevista, presso il Pulo di Altamura,   una “Cerimonia per la posa del monolite in memoria di don Francesco”.
Intanto i Briganti Migranti, che cercavano un nome per il furgoncino che precede la carovana, hanno ritenuto “doveroso o moralmente imperativo” dargli il nome di Francesco.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

Riportiamo dal “Diario del sesto giorno di marcia” dei BRIGANTI MIGRANTI:

……entriamo ad Altamura con largo anticipo sulla tabella di marcia. Piero e gli altri ci aspettano in piazza e dopo i saluti di rito ci accompagnano alla masseria Martucci, un tempo rudere dismesso senza arte né parte ed oggi riportata all’antico splendore di struttura ammirata e invidiata: recinzione con muro a secco, giardino fruttato, piante e familiarità ci introducono all’interno della struttura. Durante il caffè Piero ci racconta la storia di Don Francesco e delle ex basi missilistiche della Murgia.

Da un paio di giorni, i Briganti Migranti si interrogano sulla necessità di dare un nome al pulmino Anpas che li segue e li sostiene durante la marcia. Dopo un primo momento di dibattito e discussione su quale appellativo conferire al provvidenziale automezzo, oggi, dopo aver conosciuto Piero Castoro e Altamura, la decisione è arrivata spontanea e automaticamente condivisa: Francesco.

Il nostro pulmino si chiamerà Francesco. Come quel Francesco don, quel Francesco Cassol, che per otto anni, ogni estate, attraversava a piedi la Murgia. Quel generoso camminatore di pace, che cercava di nutrire la sua anima percorrendo i luoghi meno abitati e lontani dai modelli consumistici, e che ha trovato il 22 agosto scorso, proprio nella Murgia, una morte assurda: Francesco, parroco della chiesa di San Martino di Longarone, è stato scambiato per un cinghiale e ucciso mentre dormiva nel suo sacco a pelo sotto le stelle.

E non dormiva affatto in un “deserto”, come le cronache hanno riportato, ma presso l’imponente e meraviglioso fenomeno carsico del Pulo di Altamura, uno dei luoghi più frequentati della Murgia, non di rado anche durante le notti d’estate.

Circostanza, quest’ultima, che rende la tragedia ancora più paradossale. Il pacifista più innocente ucciso nel sonno da un colpo di arma da fuoco.

Don Francesco camminava, meditava. Non consumava il superfluo. Rifiutava gli inviti a pranzi e le offerte di alloggi caldi, confortevoli e sicuri. Accettava solo un po’ di pane e un sorso d’acqua. Di nient’altro aveva bisogno quell’uomo, di nient’altro avevano bisogno i suoi compagni di pellegrinaggio.

E a nulla valgono le polemiche sulle responsabilità, su quello che andava fatto e che non si è fatto. La morte di Don Francesco mostra invece, all’ennesima potenza, tutte le contraddizioni di una comunità e, in primo luogo, delle sue istituzioni che non riescono ad affrontare e a risolvere adeguatamente i problemi reali di questo territorio.

Si moriva di Murgia e si muore uccisi sulla Murgia, ma anche la Murgia sta morendo…
Dare il nome Francesco al nostro pulmino, ci è sembrato doveroso o moralmente imperativo.

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