GEAPRESS – Una operazione in particolare che da sola spiega molte cose. E’ una delle tante compiute quest’anno dai reparti del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato, nelle vallate del bresciano. Un intervento che da solo testimonia però quanto già in altre occasioni emerso sull’aspetto economico del bracconaggio da polenta ed osei. Non solo commercianti illegali di uccellini da vendere per gli spiedi, ma anche facoltose persone che di sicuro della pur redditizia vendita non hanno nulla a che farsene.

Un nome che a quanto pare, da indiscrezioni pervenute, significa una potenza economica. Una persona denunciata ma che di sicuro dei reatucoli venatori da operetta che caratterizzano la legislazione italiana, non ha granché da preoccuparsi.

Del resto, alla vista dei 15 forestali intervenuti sull’enorme impianto di uccellagione lui è rimasto tranquillo. Affabile e gentile come sempre.

Una proprietà vastissima che tanto sembra produrre tra i prestigi italiani. Una proprietà tutta recintata ma che evidentemente ha consentito ai Forestali di tenere sott’occhio le 43 grandi reti da uccellagione servite da ben 18 richiami acustici vietati dalla legge. Attorno al mega impianto, oltre al facoltoso proprietario, quattro persone che sono state poi sentite dagli inquirenti. Probabili inservienti della grande trappola che però, in quel momento, non avevano compiuto alcun reato.

Un nome eccellente, a quanto pare, la cui storia si intreccia con altro prestigio, questa volta forse di armi o indotto. Un settore, questo, molto diffuso nella provincia di Brescia. Dagli inquirenti nessuna conferma viene fatta trapelare, se non che quel posto era in effetti tenuto sott’occhio da parecchio tempo. Sulla rete i malcapitati uccellini. Già dalla strada, invece, si sentivano i numerosi richiami acustici. Si avvertivano da oltre mezzo chilometro. Tutto all’interno della proprietà recintata, ma in fin dei conti quasi alla luce del sole.

Se l’uccellagione è condotta da personaggi così notevoli, forse alcune domande sul perché esistono certe forme di caccia, possono trovare uno spunto di risposta. Di sicuro i Forestali non si sono fermati davanti a nulla e le “guardie di Roma”, come li chiamano polemicamente i bracconieri locali, hanno fatto il loro dovere. “Guardie di Roma” anche se i reparti, poi, sono prevalentemente del nord Italia, come l’Agente del Corpo Forestale di Genova, rimasto ferito nella colluttazione scatenata da un bracconiere dopo essere stato inseguito per non avere risposto all’alt.

Per il resto, tante operazioni portate a termine nel corso dell’Operazione Pettirosso 2012. Un problema, quello del bracconaggio locale, che è sostanzialmente anche culturale, riferiscono dalla Forestale. Abitudini radicate e da tramandare. Di sicuro gli interventi di Brescia si confermano come la più grande palestra dell’antibracconaggio italiano. Un mese di operazioni, per un problema che sicuramente richiederebbe maggiori attenzioni specie di natura legislativa. Intanto, anche per quest’anno, l’Operazione Pettirosso è andata. Un “bottino”, quello sequestrato ai bracconieri, di tutto rispetto.

Oggetto di sequestro:
– 700 uccelli, vivi e morti
– 177 reti di uccellagione, più quelle sequestrate al facoltoso proprietario
– 45 fucili
– 725 archetti
– 618 trappoline
– 40 richiami acustici, più quelli sequestrati al facoltoso proprietario

110 comunicazioni di notizie di reato per:
– Repressione dei reati in materia venatoria
– Maltrattamento animali 544 ter
– Furto venatorio 624-625 c.p.
– Ricettazione 648 c.p.
– Porto d’arma abusivo
– Omessa custodia d’armi

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