GEAPRESS – Seicento metri di rete per uccellagione, scoperti dal Corpo Forestale dello Stato, Comando Stazione di Gavardo (BS) in un intervento congiunto agli Agenti di Vobarno (BS) nel  Comune di Agnosine (BS), in località Fontanino. A cadere nella rete è stato un noto cacciatore del luogo, già nel recente passato denunciato assieme al fratello. Quest’ultimo, anch’esso tutt’ora cacciatore con regolare permesso, era stato a sua volta denunciato assieme al figlio minore sorpreso a schiacciare teste agli uccellini appena catturati in un impianto abusivo (vedi articolo GeaPress). Il papà cacciatore era stato a sua volta già denunciato dalla Polizia Provinciale che lo aveva sorpreso, nei pressi di un rustico,impegnato in un’intensa attività di fucileria che avere allarmato alcune persone che si erano rivolte alla Forza pubblica. Aveva, poi, simulato un malore tanto che per lui era stato richiesto l’intervento di un elicottero. Entrambi i fratelli tutt’ora cacciatori erano poi stati denunciati nell’autunno scorso anche dal Nucleo Anti Bracconaggio del Corpo Forestale dello Stato perché sorpresi in due diversi roccoli (ovvero gli impianti di cattura ) abusivi. Uno dei due, infine, sempre nell’autunno scorso, è stato trovato a gestire un impianto abusivo. Tra gli uccelli catturati anche un picchio rosso maggiore.

Tale incredibile commistione tra le figure di cacciatore e bracconiere, è possibile grazie alla legge sulla caccia che punisce solo con blandi reati di natura contravvenzionale i cacciatori sorpresi in atti di bracconaggio. Per avere ritirato il porto d’armi uso caccia (peraltro solo nelle ipotesi più gravi) occorre che la condanna sia diventata definitiva, così come il decreto penale, anch’esso esecutivo. Salvo, poi, il ricorso all’oblazione, ovvero estinzione del reato previo pagamento ridotto, così come previsto per buona parte dei reati venatori. Per chi invece uccide una specie protetta, occorre che trasgredisca una seconda volta. Per avere solo sospeso il porto d’armi occorre che venga condannato in forma definitiva in entrambi i casi. Ai cacciatori, inoltre, non è possibile contestare il più potente reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato, così come quello di ricettazione, fatto quest’ultimo che scatterebbe nelle ipotesi di vendita, ad esempio per la ristorazione. Molto probabile, nel caso della famigliola bracconiera ma con porto d’armi uso caccia, considerata l’enormità e continuità dei sequestri che finora li hanno interessati.

Solo in quest’ultimo caso, ben seicento metri di postazione, costituita grazie a 40 diverse reti da uccellagione. Nelle tasche del bracconiere-cacciatore, venivano inoltre rinvenuti 2 fringuelli morti appena catturati, mentre nella borsina in plastica venivano trovate altre nove reti pronte per il loro utilizzo. Il tutto per soddisfare la richiesta di richiami vivi particolarmente forte in questo periodo, oltre che la ristorazione.

L’intervento dei forestali ha permesso la liberazione di svariati esemplari di avifauna ancora in vita, tra cui tre tordi bottaccio, cinque merli, dieci pettirossi. Purtroppo alcuni uccelletti sono stati rinvenuti già morti tra cui 3 pettirossi ed un merlo.

Durante il controllo eseguito presso l’abitazione del bracconiere-cacciatore, venivano rinvenuti nel freezer e consegnati spontaneamente dallo stesso, tre cincie, un fringuello ed una balia nera.

Ad essere contestato sia il reato di uccellagione con ausilio di reti, nonché cattura e detenzione di avifauna protetta dalla Convenzione di Berna.

La “stagione del bracconaggio” non termina mai, questo l’unico, ma opportuno, commento del Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato alla brillante operazione portata a termine venerdì scorso. A guidare il personale del Corpo Forestale dello Stato, è stato l’Ispettore Capo Tiziano Filippini del Comando Stazione di Gavardo.

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