GEAPRESS – “Si informa che su prescrizione della Questura di Brescia, nel corso della manifestazione EXA 2013, non è consentito, anche chi ne avesse titolo, portare armi ed oggetti atti ad offendere“. La precisa disposizione della Questura, esposta in bella vista, non era per una mostra qualunque. Si trattava infatti della 32° Mostra Internazionale Armi Sportive, Security e Outdoor, in corso di svolgimento dal 13 al 16 aprile a Brescia.

Tra le varie iniziative anche la Mostra sulla “brescianità nelle armi e nei fucili dal 1600 ad oggi”  e  il grande concorso “Il sogno del cacciatore”. Quest’ultimo (un’altra delle novità del 2013) da la possibilità di partecipare all’estrazione finale di un nuovissimo equipaggiamento da caccia e di un viaggio venatorio in Scozia per la caccia al cervo bramito.

Non solo armi da caccia, ma il coinvolgimento del settore era fin troppo evidente non solo per la massiccia presenza di associazioni venatorie ma anche per altri aspetti. Cosa ci fanno i falconieri in una mostra di armi?

Così si chiedeva oggi un’animalista nel corso della manifestazione indetta dalla LAC (Lega Abolizione Caccia) in piazza della Loggia. Forse il falco è un’altra arma dell’eccellenza italiana?

Per i resto, le critiche degli animalisti, non lasciano grandi spazi a dubbi. Una mostra del settore è un’occasione per concludere affari e la presenza delle delegazioni straniere (in queste ore ne è stata presentata una sudafricana) fa presagire accordi che esulano anche dal mondo della caccia. Del resto, l’EXA non è solo quello.

La produzione europea di armi sportivo-venatorie – riferisce la LAC – ha storicamente il suo baricentro proprio a Brescia“. Per la LAC il fenomeno della caccia in generale, proprio in quella provincia, rappresenterebbe anche  un’occasione per consenso elettorale.  Una piccola lobby, quella dei cacciatori. Per lo più anziani, sempre ad avviso della LAC, e la cui “passione di vita”   è inevitabilmente  imprenscindibile dall’uccidere.

Ritornando all’EXA, l’incidenza del mondo della caccia, riporta sempre la LAC, sarebbe evidenziata dalla stessa presenza delle agenzie di turismo venatorio di paesi più permissivi. Dallo stesso Sudafrica all’Europa dell’est. Luoghi, specie quest’ultimi, che in più occasioni hanno visto cacciatori italiani immortalati nelle fotografie di cronaca,  con una vera e propria strage di avifauna. Un tipo di caccia, criticata anche da alcuni settori del mondo venatorio.

C’è poi l’inquinamento da piombo ed in modo particolare quello prossimo ai capanni da caccia, notoriamente presenti in tutto il bresciano. Lo ha rilevato lo stesso ISPRA (vedi articolo GeaPress ), l’organo statale incaricato dei pareri tecnici che dovrebbero regolamentare l’attività venatoria.  “… queste stime – aveva scritto l’ISPRA –  inducono a ritenere che in prossimità degli appostamenti di caccia vi siano elevati livelli di contaminazione, tali da consigliare la realizzazione di appositi controlli e, eventualmente, l’adozione dei conseguenti provvedimenti atti ad evitare l’insorgenza di problematiche ambientali e/o sanitarie”. Un argomento, però, che sembra proprio non volersi affrontare.

E poi il problema dei morti e feriti. I dati diffusi dall’Associazione Vittime della Caccia, riportano un elenco difficile da contestare. ” Nel nostro paese – riferisce il comunicato della LAC – è in atto una “guerra” occulta, non dichiarata che ogni anno miete vittime. Nove i minori fucilati, di cui cinque morti. Centotrentuno, è il numero delle persone che sono morte, durante azioni di caccia in stagione venatoria negli ultimi sei anni dal 2007 al 2012“.

La caccia, però, è anche lavoro ed in fin dei conti l’EXA, pur con tutte le critiche che si possono fare, ne è un’espressione. Niente da fare. Per la LAC “sta anche a noi spezzare la catena: trovare altre possibilità produttive, costruire un mondo più giusto, rispettoso dei diritti di ognuno, per costruire una società, senza violenza e sfruttamento“.

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