GEAPRESS – La sede centrale è a Bonn ma i campi antibracconaggio del CABS (Committee Against Bird Slaughter) si svolgono a Malta, Cipro e Germania. Perché la Germania? Secondo il CABS i 350.000 cacciatori tedeschi intervengono massivamente nell’ambiente forse più di qualsiasi altra parte d’Europa. E l’Italia? Figuriamoci, una delle patrie mondiali dell’uccellagione tanto amata e difesa da tramutarsi addirittura da reato a legge in alcune regioni. Succede nel Veneto del Governatore Zaia (nonostante le condanne dell’Unione Europea) e stava per succedere anche quest’anno nella Lombardia di Formigoni. Anzi, proprio in Lombardia, ma anche in Toscana, è arrivata l’impugnativa del Consiglio dei Ministri che ha rinviato alla Corte Costituzionale i piani di cattura degli uccelli, già bocciati negli analoghi provvedimenti dello scorso anno. Nel frattempo, però, i cacciatori (per i piani di cattura) ed i bracconieri (per la caccia alle specie protette) hanno sfogato la loro incontinenza venatoria comunque circondati da migliaia di trappole, reti ed altri mezzi di tortura vietati dalla legge. Dimenticavamo. Il CABS dal 1987 è proprio nelle valli del bresciano. Uno dei luoghi principi del bracconaggio (oltre ad essere la provincia più ricca di cacciatori) dove le specie che per quest’anno non si è potuto sparare ufficialmente con le deroghe sono continuate a cadere sotto i colpi di fucile dei bracconieri. Tutto mostrato nell’ottimo video girato dal Committee Against Bird Slaughter (Comitato contro l’Uccellagione) che ha appena concluso il suo 24° campo anti bracconaggio grazie all’apporto di volontari tedeschi, inglesi e soprattutto italiani. Il tutto in collaborazione con i volontari della LAC, del WWF e del Centro di Recupero per animali selvatici di Modena.

Oltre settanta persone che nel corso dei 35 giorni di campo hanno rinvenuto e rimosso 1.228 archetti, 802 trappoline (i cosiddetti “sep”), 115 reti, 15 piccole prodine, 1 laccio per volpi, mentre 171 uccelli sono stati tolti dalle trappole e subito restituiti alla vita selvatica. In numerose occasioni, dicono i volontari del CABS, vicino agli autorizzati capanni da caccia si sono osservati i capannisti abbattere peppole e fringuelli (entrambe specie protette), oppure esporli come richiami, mentre numerosi animali appartenenti proprio a specie protette sono stati raccolti nei pressi degli appostamenti da caccia, in quanto feriti dalle armi da fuoco.

Quello che preoccupa – riferisce David Conlin, portavoce del CABS – è l’emergere di una filiera di “produzione” degli uccelli che parte da roccolatori compiacenti, falsi allevatori di richiami dediti all’uccellagione e capannisti bracconieri. Tutto finalizzato – aggiunge David Conlin – ad alimentare la domanda di uccelli vivi per la caccia da capanno, mentre quelli morti finiscono negli spiedi dei ristoranti”.

Sebbene il quantitativo delle trappole sia decisamente calato rispetto a 10 anni fa, quando 12.000 archetti venivano raccolti durante le 4 settimane di operazioni, il bracconaggio ha oggi solo cambiato forme. I sep sono sempre più diffusi, le reti non accennano a diminuire, mentre dai fatti di cronaca vengono sempre più chiaramente a galla legami sistematici fra caccia e bracconaggio.

Tutto mirabilmente mostrato nel video prodotto dal CABS.

La drammatica situazione nelle valli del bresciano è stata seguita da GeaPress durante le attività condotte dai Forestali del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) nel corso dell’Operazione Pettirosso 2010. Gli interventi della Forestale ed i risultati dell’operazione sono disponibili nell’apposita sezione dello Speciale “Alert – La Natura sta Colando” in homepage di GeaPress.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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