GEAPRESS – Oggi riceveranno uno speciale riconoscimento, ma quanto successo la scorsa settimana alle Guardie volontarie del WWF di Brescia, in servizio antibracconaggio nelle montagne di Lumezzane, rivela come contro di loro era stata messa in campo una precisa volontà di uccidere (vedi articolo GeaPress). Questo alla luce delle rilevanze che sono emerse dalla perizia sul sistema frenante dell’autovettura di servizio. Manomesso per mandarli nel burrone.

Le tre Guardie del WWF, avevano posteggiato il mezzo, purtroppo ben individuato dai pali che utilizzano i bracconieri, in un’area molto distante dal capanno di caccia posto sotto controllo. Addirittura in un’altro versante della montagna. Esclusa, dunque, ogni responsabilità da parte del denunciato. Una zona, quella di località Prati Comuni, in forte pendenza. Finito il servizio e raggiunta la macchina, le Guardie non hanno notato niente di strano. Gomme a posto e carrozzeria non graffiata. In altre situazioni è già capitato. Le prime manovre per rimettere in carreggiata l’autovettura, non rilevano niente di particolare. I freni, per quel poco che erano stati ancora utilizzati, sembravano a posto. Chi ha attentato, era ben conscio che le Guardie, imboccando la strada del ritorno, avrebbero subito dovuto affrontare la forte discesa. Di lì a poco una curva, sul burrone.

E’ stato dopo pochi metri dall’accensione, che un più decido pigiare sul pedale del freno ha rilevato lo slittamento di quest’ultimo. Il pedale cioè, ha fatto subito mancare la sua azione e la gamba di chi guidava si è improvvisamente distesa fino al fondo della pedaliera.

Si scoprirà dopo che il sistema frenante era stata manomesso andando ad intaccare il tubo dell’olio. L’attentatore, però, non lo aveva reciso del tutto. In questo caso, infatti, l’olio sarebbe subito colato fuori ed il pedale avrebbe immediatamente rilevato la manomissione già alla prima manovra. Il taglio al tubicino, infatti, era stato eseguito obliquamente. Quanto bastava, cioè, per fare rimanere sovrapposte le superfici di taglio ed impedire, prima della frenata più decisa, la fuoriuscita dell’olio messo sotto pressione.

La prima decisa frenata sarebbe, però, avvenuta nella vicina curva in forte pendenza sul burrone. Qui, il guidatore, si è accorto che il sistema non prendeva più.

Sembra facile, ma per chi è già incappato nella spiacevole situazione, sa benissimo che la prima sensazione che si prova è il panico. E’ un poco come ritrovarsi improvvisamente in uno scivolo (magari ben lubrificato) di un acqua park. Solo che nel caso di Prati Comuni ad aspettarti non c’è una piscina. Proviamo allora ad immaginare cosa succede se negli attimi di panico la freddezza rimasta ti porta a tirare il frano a mano che però non prende. Sei già in volo.

Sarebbe bastato niente e nel disastro del bracconaggio delle vallate del bresciano, si sarebbe consumata un’altra tragedia. Eppure quel giorno una buona stella aveva deciso di salvare non solo gli uccellini, ma anche le Guardie alle quali devono la vita. Gli uccelletti sequestrati non finiranno più a fare gli zimbelli per altri volatili da spellare per lo spiedo (la copertina di noto rotocalco li ripropone proprio nel numero di ottobre agli “onori” della cronaca culinaria). Altri, infatti, potranno continuare ad essere salvati. Una frazione di secondo prima dell’irreparabile, con la macchina già a velocità verso l’orrido, una seconda più potente azione sul freno a mano, manda l’autovettura in testa coda. Il veicolo impazzito gira su se stesso all’interno di una nuvola di polvere. Le ruote posteriori arrivano sul ciglio del burrone. La macchina è ferma.

“Noi continuiamo” dichiara a GeaPress Alberto Nardi. La scorsa settimana, con un’altra Guardia, stava aspettando il guidatore nel punto del sequestro. La zona era pure mal coperta dai cellulari. “Mi ricordo ancora i primi servizi, ormai un po’ di anni addietro. Già nei primi metri del sentiero, si trovavano decine di trappole metalliche ed archetti – spiega la Guardia volontaria – E’ un fenomeno, quello del bracconaggio, ancora molto vasto ed evidentemente pericoloso, ma andiamo avanti. Credo che un contributo, in questi anni, siamo riusciti a darlo”.

Nessun Ente, in provincia, si è fatto avanti per esprimere la solidarietà alle Guardie del WWF.

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