albero da caccia
GEAPRESS – Cane da caccia, munizioni da caccia, fucile da caccia e piombo da caccia. Albero della gomma, albero del pane, albero del cotone. L’albero da caccia, suona quasi come un errore di una natura aliena. Eppure c’è, nella tradizione venatoria a volte in bilico tra legale ed illegale del bresciano. L’offerta del frutto trasformata in una mela avvelenata per milioni di uccellini canori.

La “Pianta da Caccia”, assieme a quella da frutto, è stata fotografata dalla sede ENPA di Brescia in un vivaio della provincia.

L’albero da caccia non è altro che un magnifico alberello dalle bacche autunnali molto succulente. In  natura  si riproduce con i semi sparsi dagli uccellini che si nutrono del suo frutto. L’uomo, però, l’ha fatto diventare albero da caccia, visto che i suoi frutti servono ad attirare nelle reti da uccellagione.

Una tradizione che va scomparendo, quella della cattura degli uccellini. A sostenerlo sono in genere gli ambienti venatori ma a sentire le associazioni protezionistiche e gli stessi interventi del Corpo Forestale, le cose parrebbero andare in tutt’altro verso.

Il “roccolo”, di certo, è stato luogo d’elezione per la coltivazione degli “alberi da caccia”. Una struttura complessa, appositamente costruita per attirare e catturare gli uccelli. In alcune province, grazie alla legge sulla caccia che ha finanche tramutato i loro gestori in studiosi di ornitologia, i roccoli sono finanziati anche quando vengono pizzicati dalla Forestale. Il rischio, come in più occasioni sottolineato dal CABS (Committe Against Bird Slaughter) è che il roccolo diventi un anello debole al servzio della caccia illegale e di quella autorizzata dalle Regioni e Province di tendenza filo venatoria.

Molti di più sono invece i roccoli fai da te. A volte semplici impianti di reti (senza piante da caccia …) forniti di zimbelli o richiami acustici elettronici. Gli uccellini vengono tenuti in luoghi  molto poco luminosi per gli interi mesi primaverili ed estivi. Giunto l’autunno (quando cioè non dovrebbero cantare) l’uccellatore li porterà alla luce. I poveri animaletti crederanno così che la bella stagione è arrivata ed invece, in pieno periodo della migrazione autunnale, si ritroveranno a cantare in un natura distorta attirando altri uccelli sotto il piombo dei fucili da caccia.

Nel periodo autunnale basta fare un giro già non molto oltre la periferia di Brescia  – riferisce a GeaPress Giorgio Garzetti volontario dell’ENPA di Brescia – per accorgersi dei tanti canti di Tordo. Sono quelli che i cacciatori finalmente portano fuori dalle stanze. I poveri animali iniziano subito a cantare avendo ormai il fotoperiodo alterato“.

Ritornando al nostro albero da caccia, viene da chiedersi dove verrà utilizzato. Nella miriade di “roccoli” fai da te oppure in  uno dei roccoli della Provincia?

Un roccolo è una struttura complessa ed ha probabilmente un valore storico. Recentemente il Corpo Forestale ha colto nuovamente in fallo un Roccolo della Provincia. Il suo gestore si è era un po’ confuso sulle mansioni a lui affidate  e rimborsate. Il Roccolo, in quel caso,  era diventato ancor di più quello che i protezionisti chiamano il “giardino della morte”.

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