GEAPRESS – Per il Consiglio regionale lombardo, che ne determina l’esistenza, sono opere d’arte (Consigliere Bettoni, UDC), ovvero strutture storiche da volorizzare e promuovere (Consigliere Saffiotti, PdL) sganciandosi dal meccanismo dalla dipendenza dei pareri statali (Consigliere Pedretti, LN).

Per le Associazioni protezioniste, che non capiscono come un’opera d’arte per sopravvivere debba uccidere, sono i giardini della morte. “Alberi da caccia”, come indicati in alcuni vivai bresciani, che hanno il compito, con le loro bacche, di attirare gli uccelli migratori nelle reti degli uccellatori. La Provincia di Brescia, i roccoli autorizzati, li manitene. Il TAR, così come i pronunciamenti del Consiglio di Stato, li condanna almeno a partire dal 1998, dicono alla LAC (Lega per l’Abolizione della Caccia). Violano le Direttive comunitarie e le leggi statali. Fanno diventare legge, dicono gli animalisti, quello che altrove è reato, ovvero l’uccellagione. La Provincia di Brescia, in soli quattro anni, ha collezionato ben sette denunce a roccolatori da lei stessa autorizzati. Da due giorni, però, le denunce sono diventate otto.

Il Corpo Forestale dello Stato della Stazione di Gavardo, comandata dall’Ispettore Capo Filippini, ne ha trovato uno in piena attività nell’area comunale dello stesso Comune di Gavardo. Era un raccolo non abusivo, ovvero era autorizzato dalla Provincia. La sua attività, però, doveva essere dismessa dopo che il TAR di Brescia, ancora una volta, aveva provveduto a sospendere la delibera della Giunta provinciale che ne autorizzava (ancora una volta) l’uso (vedi articolo GeaPress). E dire che appena un giorno prima dell’intervento della Forestale, un funzionario della Provincia di Brescia aveva provveduto ad avvisare del provvedimento, il proprietario del roccolo di Gavardo.

Orecchio da mercante, si potrebbe dire. Detto appropriato, commentano alla LAC visto che è proprio la ragione economica che tiene in vita tali attività vietate sia dalle disposizioni comunitarie che nazionali. La vendita illegale di un uccellino, infatti, è una tentazione forte. Il prezzo di un singolo volatile può arrivare ad alcune decine di euro, e numerose decine possono essere catturati in un sol giorno.

Secondo un recente dossier curato da Andrea Rutigliano, responsabile del CABS (Committe Against Bird Slaughter) impegnato in questi giorni proprio nei campi antibracconaggio nel bresciano, il roccolatore è l’unica figura legalmente titolata a procurarsi uccelli vivi, e per questo al centro di un grande interesse. Per Rutigiliano la tentazione per un roccolatore di avviare un traffico illegale di uccelli morti (per fini culinari) o vivi (come richiami) é di conseguenza estremamente forte. Da un lato la Provincia paga al roccolatore per ogni animaletto rimasto impigliato nelle reti, una frazione del suo “valore di mercato”, mentre dall´altro numerosi cacciatori sono disposti ad acquistare gli uccelli direttamente dal roccolatore risparmiando tempo e liste di attesa. Anche per la posizione spesso isolata, aggiunge Rutigliano, il roccolo può diventare il sito privilegiato per l´uccellagione illegale. Quello di Gavardo, almeno da ieri, è fermo. Le legge, infine, trionfa. 

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