GEAPRESS – Provvedimento esecutivo del TAR di Brescia che ha accolto la richiesta avanzata per conto della LAC, la Lega per l’Abolizione della Caccia, di sospendere l’apertura degli impianti di cattura. Due provvedimenti dello stesso TAR, l’impugnativa del Governo innanzi alla Corte Costituzionale della legge regionale sui richiami vivi, i sequestri del Corpo Forestale dello Stato scaturiti dopo le denunce contro i gestori di due impianti della Provincia, colti in flagranza di reato. Catturavano la fauna alata, nonostante il divieto del TAR. E la Provincia cosa fa? Autorizza all’apertura, ivi compresi i roccoli posti sotto sequestro penale!

Il nuovo ricorso della LAC, curato dall’Avvocato Claudio Linzola, riporta luce su una vicenda che ha dell’incredibile. Ve ne è abbastanza da far dire alla LAC che il TAR ha così fermato una mostruosità non solo etica ma anche giuridica. Il TAR, secondo la LAC, ha manifestato una logica e un rispetto della legalità che non appartengono né alla Regione, che ha varato la legge bocciata dal Governo, né alla Provincia, che continua a buttare i soldi di tutti i contribuenti per una battaglia legale, appunto, mostruosa e fuori dal tempo. Battaglia legale e non solo, visto che le reti sequestrate dalla Forestale hanno un proprietario: la Provincia di Brescia.

Evidentemente, commentano alla LAC, pronunce, orientamenti, sentenze e sequestri non bastano all’ingordigia di alcuni politici provinciali. Un blocco per portare la Provincia al rispetto delle legalità, una conclusione quasi disarmante nella sua ovvietà.

Si vedrà il prossimo 15 dicembre, alla Camera di Consiglio. Intanto, tutto sospeso (politici permettendo).

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