capanno caccia
GEAPRESS   La provincia di Brescia “godrebbe” del primato nazionale di appostamenti fissi (capanni) di caccia. Sarebbero, infatti, ben 6.465. LO afferma la Lega Abolizione Caccia, basandosi su dai ISTAT. Inoltre, sempre secondo la LAC, molti di questi appostamenti avrebbero progressivamente assunto caratteristiche da casotto di montagna, seconde case, villini, arricchendosi di camera da letto, cucina, bagnetto, impianto elettrico e rappresentando spesso dei veri e propri abusi edilizi.

Costruiti sia nei boschi sia sui crinali, i capanni possono comportare anche modificazioni irreversibili allo stato dei luoghi; il loro allestimento, infatti, potrebbe presuppone alterazioni morfologiche dei terreni (pavimentazioni, gettate di cemento, allacciamenti acqua, luce, scarichi), con taglio di bosco per aprirsi un una linea di tiro a 360 gradi.

Là dove per motivi orografici si concentrano i flussi migratori degli uccelli, come sui valichi montani, spesso si concentrano questi appostamenti benché per legge proprio in quei delicati luoghi dovrebbe essere vietata la caccia. Un esempio è la località di Colle San Zeno. Nel raggio di mille metri da questi valichi dovrebbe essere vietata la caccia (art. 21, comma 3, legge 157/92) mentre tutt’oggi è possibile la caccia da appostamento fisso e caccia alla beccaccia con l’uso del cane sul valico di colle di San Zeno.

Gli illeciti che riguardano i capanni possono essere suddivisi in due categorie: ambientali e venatori.

Per quanto riguarda i primi, da una sommaria indagine eseguita dalla LAC, sarebbe emerso come molti degli appostamenti non avrebbero un titolo abilitativo rilasciato dal comune oltre che in assenza dell’autorizzazione riguardante il vincolo paesaggistico (violazione della S.C.I.A. Segnalazione Certificata di Inizio Attività, legge n. 122/2010 e nullaosta paesaggistico in aree vincolate). Inoltre un capanno che ricade in aree SIC o ZPS oltre alla procedura sopra prevista è soggetto anche alla valutazione di incidenza ambientale. Un esempio tra questi la presenza di decine di capanni nel SIC, Monumento Naturale Altopiano di Cariadeghe, (comune di Serle) in cui sono in corso ancora indagini aperte dalla Procura per esposto depositato dalla LAC lo scorso marzo.

Un altro esempio riguarda le due valutazioni di incidenza parziali per il SIC ZPS Torbiere d’Iseo. L’incidenza ci sarebbe, visto che è stato lo stesso precedente Ente gestore a dichiaralo lo scorso novembre: La presenza di capanni caccia, vuoi a lago piuttosto che a terra, ai bordi di una zona protetta SIC/ZPS, sicuramente contrasta con la finalità di una Riserva Naturale”. (12.11.2014) e asserisce che avrebbe voluto spostare i capanni a una maggiore distanza.

Per quanto riguarda gli illeciti in materia venatoria distinta da quella ambientale, le irregolarità che sarebbero state riscontrate nella Provincia sono di varia natura: dalla mancata georeferenziazione dei capanni alla loro mancata distanza da abitazioni e da strade. La LAC ha poi segnalato agli uffici provinciali molteplici illegittimità amministrative nel rilascio di varie autorizzazioni sul tema di rispetto delle distanze di legge da aree protette e tra appostamenti. E’ trascorso quasi un anno e decine di lettere sono state inviate. Ad oggi, però, non sarebbero stati ancora definiti i procedimenti.
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