GEAPRESS – Intervento, nel fine settimana, delle Guardie WWF in provincia di Brescia. I volontari si erano diretti nel versante più orientale, quello cioè di Desenzano del Garda. Appena il tempo di arrivare e sentire il primo colpo di fucile. L’esplosione, infatti, era ricollegabile ad un cacciatore, colto con il colpo in canna, appostato direttamente sulla strada comunale. Considerati i recenti incidenti di caccia, tra cui l’ultimissimo occorso addirittura nella propria abitazione ad un bambino di cinque anni di Pantelleria (vedi articolo GeaPress), un comportamento quantomeno irresponsabile, oltre che vietato.

Eppure di ciò, sembra che ancora in pochi se ne accorgano. Colpì, appena pochi giorni addietro, il caso di un cacciatore (tra i più denunciati in strada) appostato dentro un tombino lungo una strada in provincia di La Spezia (vedi articolo GeaPress). Ad ogni modo, ieri, fucile costretto a scaricarsi e verbale amministrativo ai danni del cacciatore.

Fauna occultata e nessun volatile risultante abbattuto, invece, per un cacciatore “capannista”, controllato poco distante. Eppure le Guardie l’avevano visto all’opera mentre, subito dopo il colpo di fucile, raccoglieva qualcosa in un fosso limitrofo e riponeva nel capanno. Il povero frosone, un appartenente ai fringillidi e pertanto protetto dalla legge, era stato nascosto. Per il WWF un ulteriore esempio alla luce dei già tanti interventi specifici. Pur senza le deroghe che fino alla scorsa stagione hanno consentito l’abbattimento di fauna protetta, l’uccisione di fringillidi sembra non doversi fermare.

Dopo il frosone, infatti, anche la pispola. Il suo canto fuoriusciva da un richiamo elettroacustico, il cui uso è vietato dalla legge. Un altro cacciatore capannista. Lo strumento, trovato in uso, doveva servire ad attrarre a tiro di fucile i poveri volatili selvatici.

La vicenda, però ha un risvolto comico. Il cacciatore, una volta sentitosi scoperto, decide di nascondere il piccolo ma potente richiamo, direttamente in tasca. Nella fretta, però, si scorda di spegnerlo. In quel momento inizia una delle vicende più surreali di tutte le attività antibracconaggio condotte dalle Guardie volontarie del WWF. Il cacciatore, di fatto in canto, nega l’evidenza. Non è in possesso, ripete più volte, di nessun richiamo. Ripete la versione non una volta, ma per ben 15 minuti. Infine, si convince ed estrae dalla tasca del gilet, il piccolo marchingegno. Non solo era rimasto acceso, ma pure a tutto volume. Poi nel pomeriggio, un altro cacciatore con marchingegno elettronico. In questo caso, a differenza del primo, non si trattava di un aspirante ventriloquo. Fonofilo e due fringuelli abbattuti, tanto per cambiare.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati