GEAPRESS – In una mail captata ad un notissimo politico-cacciatore della provincia di Brescia, trombato all’ultima tornata elettorale regionale,  si legge una singolare raccomandazione ai colleghi cacciatori veneti. Si consiglia, infatti, di sparare poco e di segnare, così, poco. Solo se i cacciatori avranno annotato pochi animali abbattuti, l’anno prossimo si potrà sperare di continuare a uccidere, in deroga, alle specie protette. Un suggerimento raffinato, forse. Mica come l’Europarlamentare Sergio Berlato (vedi articolo GeaPress) colto mentre suggeriva si spellare uccellini protetti e non, difficili pertanto da riconoscere.

Le lobby venatorie cercano di trovarle tutte ma spesso, a leggere le loro annotazioni, si vede come non siano neanche bravi ad attenersi, seppur grossolanamente, ai dettati di legge. Il CABS (Committee Against Bird
Slaughter) ha infatti rielaborato i dati contenuti nel documento della Provincia di Brescia “censimento e richieste di richiami vivi da parte dei cacciatori d’appostamento 2009”. Se non fosse che di mezzo c’è la vita di
centinaia di migliaia di animali ci sarebbe da spellarsi (tanto per far contento Berlato) dalle risate. Il caso più clamoroso è la vistosa ignoranza sui limiti imposti dalla legge sulla caccia, la quale prevede un massimo di
dieci richiami di cattura per specie, per un totale di 40. Ebbene, secondo il CABS c’è chi certifica di essere in possesso di 41 richiami di cattura, più 98 di allevamento e ne richiede, pure, altri 24!  

Viene da chiedersi come la Provincia di Brescia abbia curato la formazione dei suoi cacciatori anche perché  l’11%, del 49% delle schede scrutinate, su un totale di 10.000 cacciatori bresciani che usano richiami,  dichiara più di 10 richiami di cattura per specie. L’1% ne certifica la presenza oltre le 40 unità, mentre il 4% ne richiede più di 40 tutti in una volta. Giova appena ricordare che il 24%  richiede un numero di richiami che sommato a quelli già posseduti supera le 40 unità complessive, o le 10 per specie. Tutte situazioni di palese illegalità.

Il dubbio, però, affaccia anche nei dati a norma di legge. E’ il caso delle 27.490 allodole dichiarate come allevate, quando è arcinoto, negli stessi ambienti degli allevatori, che sia una specie molto difficile da riprodurre in cattività.

Anche da questo lavoro, poi, risulta come quella dei cacciatori sia una categoria ormai avanti con l’età.  La caccia da capanno, infatti, viene praticata per metà da persone oltre i 60 anni, mentre le nuove leve (ovvero fra i 18 e i 30 anni) rappresentano appena il 5% del totale. Sapete, in ultimo, quanti uccelli canori possiedono? “Appena” 269.000, il 46% dei quali dichiarati (si spera in maniera veritiera) come di cattura. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).