GEAPRESS – Plurirecidivo e sempre con il porto d’armi uso caccia. Appena venerdì scorso il cacciatore pluridenunciato era stato sorpreso con una rete da uccellagione illegale lunga ben 600 metri (vedi articolo GeaPress).

A distanza di una settimana, è stato nuovamente colto in flagranza di reato. L’Ispettore Capo Tiziano Filippini, coadiuvato dagli uomini del Comando Stazione Forestale di Gavardo (BS), lo ha sorpreso, ancora una volta, ad operare su di una tesa di reti nel bosco adiacente un capanno di caccia.

L’intervento è avvenuto in località Sopralino, nel territorio comunale di Agnosine.

L’uomo continuava imperterrito nell’attività illecita. Aveva già catturato 23 fringuelli, tutti privi di anello di identificazione ed immediatamente liberati in quanto idonei al volo. Poi ancora 6 cesene 2 tordi bottaccio, 2 tordi sassello, tutti di recente cattura e privi di anello di identificazione, pronti per essere commercializzati. Dalle reti venivano invece liberati 2 merli, 1 pettirosso ed 1 capinera.

Al controllo dell’auto del bracconiere veniva rinvenuto un sacchetto di carta contenente, già morti, 3 fringuelli, 1 pettirosso, 1 capinera. All’interno del capanno, invece, 890 munizioni subito sequestrate.

L’autore del fatto è stato immediatamente deferito all’Autorità Giudiziaria per il reato di uccellagione con ausilio di reti, nonché cattura e detenzione di avifauna protetta dalla Convenzione di Berna e non per ultimo per detenzione di armi senza le regolari autorizzazioni.

L’incredibile commistione tra le figure di cacciatore e bracconiere, è possibile grazie alla legge sulla caccia che punisce solo con blandi reati di natura contravvenzionale i cacciatori sorpresi in atti di bracconaggio. Per avere ritirato il porto d’armi uso caccia (peraltro solo nelle ipotesi più gravi) occorre che la condanna sia diventata definitiva, così come il decreto penale, anch’esso esecutivo. Salvo, poi, il ricorso all’oblazione, ovvero estinzione del reato previo pagamento ridotto, così come previsto per buona parte dei reati venatori. Per chi invece uccide una specie protetta, occorre che trasgredisca una seconda volta , ma non per avere ritirato il porto d’armi. Si tratta solo di una sospensione per la cui esecutività occorre che venga condannato in forma definitiva in entrambi i casi. Ai cacciatori, inoltre, non è possibile contestare il più potente reato di furto al patrimonio indisponibile dello Stato, così come quello di ricettazione, fatto quest’ultimo che scatterebbe nelle ipotesi di vendita, ad esempio per la ristorazione.

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