GEAPRESS – Uccellini spellatti, appallottolati, poi finanche ghiri ed il raro picchio muratore finiti in trappole e reti. Dagli inziali sei bracconieri fermati nei primi giorni di operazione si è passati a 31.

Tanti interventi, tra vallate e catene montuose del bresciano. Bovegno e Pezzaze, in Val Trompia, e poi da Pezzaze fino a Colle San Zeno, ai limiti della vegetazione arborea. Temperature che nei giorni scorsi sono rimaste inchiodate allo zero termico. Posti noti sia per le località sciistiche che per essere state antichissime vie di comunicazione. Come la località Val Pelot, antica via di comunicazione che conduce in Val Camonica dove, già nei giorni scorsi, si sono susseguite le operazioni dei Forestali del NOA. E poi ancora Lodrino nel valico tra Val Trompia e Valle Sabbia, per finire a Bagolino, in Valle del Caffaro, laterale alla stessa Valle Sabbia.

Luoghi bellissimi e ricchi di storia, anzi di preistoria e di rotte migratorie, come quelle degli uccelli.

Quest’anno la migrazione degli uccelli sta avvenendo in maniera anomala – dice a GeaPress il Comandante del NOA Isidoro Furlan – Lungo la rotta migratoria italico ispanica, che comprende Monte Guglielmo, Maniva, ed il Colle San Zeno, la stagione autunnale meno piovosa e fredda si è fatta sentire anche sugli spostamenti degli uccelli. Tordi e Merli hanno fatto meno soste e comunque più in pianura rispetto alla montagna, che è stata, invece, più regolarmente visitata da altri passeriformi. Complessivamente percorsi più lunghi ma con meno soste. E poi il bracconaggio – ha aggiunto il Comandante Furlan – dove non riscontriamo, purtroppo, alcuna diminuizione rispetto agli anni passati. E’ sempre fiorente, perchè esentasse“.

I bracconieri, non solo non pagono le tasse, come nel caso dei cacciatori, ma rivendono il loro bottino al settore della ristorazione, anche questo esentasse oltre che privo di ogni garanzia sanitaria. Gli uccellini, infatti, possono rimanere parecchie ore, se non giorni, nella trappola del bracconiere e nessuno può garantire sullo stato di conservazione delle carni. Forse, l’unica novità registrata quest’anno, dicono sempre dal NOA, è il minor numero di cacciatori così come un leggero calo di cacciatori denunciati in atto di bracconaggio.

Per il resto è strage. Uccellini trovati appesi nelle trappole con le zampe spezzate, altri morti o moribondi. Quelli bisognosi di cure saranno trasferiti domani al centro di recupero Il Pettirosso, in provincia di Modena, mentre gli animali sani sono stati immediatamente liberati. Operazioni condotte congiuntamente alla Procura della Repubblica e che hanno portato al fermo di bracconieri e dei loro pali. Come nel caso di un raccoglitore di castagne, in realtà palo dell’attività illecita del fratello. Quando si sistema l’archetto, infatti, il bracconiere è molto concentrato. Il suo tallone di achille, a cui si cerca di rimediare con l’ausilio di un palo. Nel caso specifico, il bracconiere costruiva in loco gli archetti. Da casa si portava solo lo spago, ma per l’armatura della trappola usava dei legni raccolti nel bosco. Gli archetti in legno durano però al massimo due mesi e devono essere regolati. Quelli moderni, costruiti in metallo, sono funzionanti per cinque anni, ma evidentemente il bracconiere era specializzato … all’antica. Per portar via le centinaia di trappole che aveva piazzato, sono occorsi tre viaggi dalla montagna a valle.

Poi un sequestro a casa di un bracconiere dove sono stati rinvenuti una decina di uccellini accatastati in gabbie con fondi comunicanti. In pratica le deiezioni della gabbia più in alto colavano in quella più in basso, con conseguenze facilmente immaginabili per i detenuti sottostanti. Tra gli uccellini ingabbiati anche cardellini, molto ambiti nel bresciano.

Ieri, inoltre, nel giardino di casa di un altro bracconiere la scoperta di voliere con decine e decine di uccellini da richiamo. Gli animali avevano nelle zampine gli anellini della FOI (Federazione Ornicoltori Italiani) che dovrebbero attestare la loro nascità in cattività. I Forestali stanno svolgendo accertamenti sulla regolarità degli anellini di riconoscimento. Pochi giorni addietro, in un altro sequestro gli anellini ristrovati erano stati falsificati (vedi articolo GeaPress). 

E poi, il minore a caccia. E già successo lo scorso anno, in compagnia del papà cacciatore e recidivo sempre per reati venatori (la legge sulla caccia, per molti suoi reati, consente il mantenimento dell’attività venatoria). Ora, il fatto si è ripetuto in località Cascina Brasassi, nel Comune di Vobarno. In compagnia del minore due cacciatori. Anzi, uno perfettamente in regola, mentre il secondo era in possesso della licenza di caccia scaduta.

In tutto, in dieci giorni di operazioni, 31 bracconieri in flagranza di reato, 36 reti da uccellagione, 99 trappole tipo “sepp”, 328 archetti, tre fucili sequestrati, 141 uccellini recuperati ancora vivi e ben due chili e mezzo di poveri corpicini spellati ed in alcuni casi appallottolati nel congelatore. Non meno di trecento animali, dicono alla Forestale. 

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