trappola uccelli
GEAPRESS – Nel bresciano è iniziato un conto alla rovescia carico di incognite e di preoccupazioni. Così le associazioni commentano quanto avverrà tra pochi giorni. Grazie “a una preapertura dannosa per la fauna e utile solo per creare consenso politico, nella nostra provincia inizierà una stagione di caccia che all’illegalità diffusa affiancherà il sostanziale crollo della capacità complessiva di controllo del territorio“.

Niente azzeramento, ad esempio, degli appostamenti sistemati attorno alla Riserva naturale delle Torbiere del Sebino, pericolosi anche l’effetto dannoso del piombo sparato dai fucili.

Vi sono poi quelle che vengono definite le “innumerevoli irregolarità urbanistiche, oltre che venatorie, che caratterizzano sempre il mondo dei capanni. In entrambi i campi ancora non si assiste, pur con una Amministrazione provinciale di indirizzo politico diverso rispetto a quella che per anni ha consentito tutto ciò, all’adozione di provvedimenti che contrastino l’illegalità mentre, lo ricordiamo, su questo stesso ambito pesa anche un’indagine giudiziaria che riguarda la vergognosa «sanatoria» dei richiami vivi avvenuta lo scorso anno in occasione dell’istituzione dell’anagrafe degli uccelli da richiamo voluta dalla Regione“.

Secondo le associazioni, chiusi finalmente per legge gli impianti di cattura degli uccelli migratori, nel Bresciano e non solo si annuncia una corsa ai richiami vivi come tordi, sasselli, cesene, allodole che verrà sicuramente concretizzata col moltiplicarsi delle reti da uccellagione clandestine. Le associazioni ambientaliste e animaliste bresciane si chiedono, inoltre, chi vigilerà sulla sicura recrudescenza del fenomeno alla luce della situazione incerta della forestale e del forte ridimensionamento della polizia provinciale.

Vale la pena di ricordare che l’attuazione bresciana del decreto Delrio sull’abolizione delle province ha creato una situazione pesantissima, per la quale solo una decina di agenti vigilano attualmente sul territorio dell’alto Garda e soprattutto su quelli di Valsabbia e Valtrompia, da sempre le aree segnate dalla maggiore incidenza del bracconaggio; altri 35 si occupano della Valcamonica mentre nella Bassa la vigilanza venatoria provinciale è di fatto scomparsa“.

Esprimendo grande preoccupazione, le associazioni bresciane E.N.P.A; Legambiente, Servizio di Vigilanza Ambientale di Legambiente; LIPU, O.I.P.A., A.N.P.A.N.A, L.A.V., A.T.A.R. Brescia, Comitato Montichiari Contro Green Hill e Lega Abolizione Caccia si chiedono come Provincia e Regione intendono affrontare questo pericoloso vuoto.

 

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