GEAPRESS – Trentatré notizie di reato elevate dai Forestali del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) in servizio dallo scorso fine settembre nelle vallate del bresciano. L’intervento più rilevante è avvenuto venerdì scorso nel Comune di Dello. Un campo di mais che, secondo il Corpo Forestale dello Stato, potrebbe essere stato coltivato allo scopo. Tra le piante erano state sistemate ben 140 metri di reti per uccellagione e tre richiami elettromagnetici funzionanti. Poi una voliera con non meno di trenta uccelli, tutti appartenenti a specie protette, tra i quali pettirossi, capinere, fringuelli e tordi bottacci. Animali da poco catturati e per questo immediatamente liberati.

Domenica, poi, un altra grossa operazione con 26 uccelli sequestrati. In questo caso, però, erano già stati singolarmente sistemati in singole gabbiette. Al fine di potere valutare la liberazione in natura, sono stati trasferiti al Centro di recupero “Il Pettirosso” di Modena, dove verranno monitorati ed infine liberati. Anche per quest’ultimo sequestro sono state trovate reti e richiami acustici.

Secondo il NOA, nel bresciano appaiono sempre più in disuso gli archetti. Trappole, cioè, più complesse costituite da un meccanismo a scatto montato su una “arco” di legno. Richiede continua manutenzione e pertanto i bracconieri utilizzano sempre più piccole trappole in metallo, peraltro più facilmente occultabili. Piccole tagliole di circa 15 centimetri di diametro, dello stesso tipo di quelle utilizzate per i topi.

A farla da padrona, però, sono le reti per la cattura di animali vivi. Quello che preoccupa però i Forestale sono i prossimi giorni. La stagione della migrazione, infatti, quest’anno tarda a partire. Stanno invece migrando i fringuelli, segnalati particolarmente in pianura, dove per ora sono maggiormente presenti i bracconieri. Per tutto il resto, però, non si sono avuti passaggi significativi.

Per il NOA il bracconaggio è ancora molto vivo nel bresciano. Si starebbe, inoltre, abbassando l’età media dei bracconieri. A riferilo a GeaPress è il Comandante delle squadre antibracconaggio Campolmi. “Abbiamo denunciato – riferisce il Commissario Capo Carlo Campolmi – bracconieri di una classe d’età media più giovane – riferisce il Comandante – rispetto ai più anziani bracconieri degli anni scorsi “.

Dunque un bracconaggio che tende non solo a mantenersi ma anche a rigenerarsi.

Trentatré notizie di reato che, per otto bracconieri, hanno riguardato persone con regolare porto d’armi uso caccia. In più casi, nel corso delle operazioni antibracconaggio, sono stati fermati cacciatori in possesso di richiami elettroacustici (mezzi di caccia vietati dalla legge) e fauna protetta abbattuta. I luoghi finora interessati dagli interventi antibracconaggio riguardano un’area compresa tra il lago d’Iseo e quello di Idro, in zone prevalentemente collinari e pianeggianti.

Un fatto preoccupante dunque che sembrerebbe, però, essere affrontato solo dal Corpo Forestale dello Stato. Appena due giorni addietro, infatti, un comunicato congiunto delle Associazioni bresciane aveva denunciato l’impossibilità ad ottenere un intervento da parte della Polizia Provinciale. Per le Associazioni, infatti, il Nucleo ittico-venatorio della Polizia provinciale potrebbe essere stato spostato ad altre mansioni per evitare di infastidire le doppiette più oltranziste Anche per le Associazioni nei prossimi giorni potrebbe registrarsi un aumento della migrazione.

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