GEAPRESS – Nuovo intervento del NOA (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato ai danni dei bracconieri che in questo periodo infestano, con le loro trappole, la provincia di Brescia. Questa volta l’arroganza di chi vuole continuare ad infrangere la legge, in barba a divieti sia nazionali che europei, si è spinta fino all’interno del Parco Regionale dell’Adamello Brenta. La “perla delle Alpi“, come sottolinea il Comandante del NOA, Vice Questore Aggiunto Isidoro Furlan. Intorno alle 12.00 di ieri il bracconiere è stato fermato in località Campolaro, nell’alta Val Camonica, nel Comune di Breno. Ben ventiquattro archetti attivi, le tremende trappole a scatto che possono lasciare per parecchie ore in agonia, con le zampine spezzate, l’avifauna che vi rimane intrappolata. Una decina di pettirossi, in questo caso, sono stati ritrovati già morti. Un fatto preoccupante, commentano al NOA. E’ la prima volta che un uccellatore viene trovato all’interno del Parco.

Le operazioni della Forestale sono, poi, proseguite nel pomeriggio con l’intervento di un’altra squadra in Val Sabbia, nel Comune di Bagolino. Nuove strategie per bloccare il bracconiere. Un punto a favore durante la fuga di quest’ultimo, infatti, è di potere contare sulle lunghe ore di appostamento dei Forestali. Non è infatti semplice, dopo essere stati immobili e rannicchiati per tanto tempo, prendere subito lo scatto necessario per fermare un uomo in fuga. Il bracconiere, tra l’altro, esegue il controllo del territorio invaso dalle trappole, che disposte a macchia di leopardo coprono l’intero versante. Tanto movimento, insomma, per sperare di potere distanziare i Forestali che lo inseguono. La squadra del NOA, però, aveva eseguito dei sopralluoghi notturni preventivi. Nel pomeriggio di ieri erano già sistemati in maniera tale da scattare in successione. Una vera e propria staffetta, come nelle olimpiadi, ma con l’aggravente di un terreno accidentato di montagna. Il bracconiere, però, è stato fermato. Per sfinimento, dopo oltre un chilometro di fuga. Un lavoro complesso, se si considera il necessario preventivo sopralluogo e che dimostra, ancora una volta, l’alto grado di specializzazione del Corpo Forestale dello Stato.

Il bracconiere aveva sistemato una lunga serie di archetti, provocando la morte di una ventina di pettirossi. Cinque scriccioli, piccolo passeriforme dal canto possente che allieta le passeggiate nei boschi, erano invece morti nelle piccole gabbie dove erano costretti. Una quindicina di pettirossi, invece, sono stati liberati immediatamente (nella foto di copertina uno dei Pettirossi che si appresa a tornare libero dalle mani del Comandante Furlan).

Sono, intanto, stati ricoverati negli ospedali militari di Livorno e Padova, i due Forestali del NOA rimasti feriti il primo ottobre, nel corso delle operazioni antibracconaggio nel bresciano (vedi articolo GeaPress). A Livorno è ricoverato l’Assistente raggiunto dai pallini di un cacciatore che ha sparato, da appena dodici metri di distanza, al cespuglio dove era appostato il Forestale. A Padova, invece, l’altro Assistente che in una diversa operazione, è stato scaraventato in terra dal bracconiere riportando una frattura “trochide omerale destra”. Dovranno entrambi sottoporsi ad un intervento chirurgico.

Sui gravi fatti occorsi a Brescia è pervenuta la solidarietà dei sindacati forestali e della LIPU. Per Fulvio Mamone Capria, Presidente Nazionale della LIPU, “troppe armi circolano nei boschi e grande è l’insicurezza verso cittadini e gitanti che nei week end popolano le colline bresciane“. Per il Presidente della LIPU, che ha chiesto per questo maggiore accortenza ai cacciatori, “la presenza del NOA nella provincia di Brescia e i sequestri già operati di materiale per l’uccellagione è fondamentale per contrastare un fenomeno gravissimo come quello del bracconaggio nei confronti di pettirossi e altri piccoli uccelli insettivori che vengono poi cucinati, abusivamente e in violazione delle leggi nazionali, da ristoratori senza scrupoli”. Un augurio di pronta guarigione, a nome di tutta la LIPU, per i Forestali rimasti feriti è stata espressa con una lettera inviata al Capo della Forestale, Ing. Cesare Patrone.

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