pettirossi morti
GEAPRESS – Il blocco delle importazioni e della compravendita di uccelli morti dall’estero, varato definitivamente lo scorso aprile, deve marciare di pari passo con servizi di vigilanza venatoria costantemente adeguati allo “zoccolo duro” degli uccellatori del Bresciano. Lo ha riferito la Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC) secondo la quale i cacciatori di frodo che uccidono specie protette dalle centinaia di appostamenti fissi, costituiscono la principale minaccia al patrimonio faunistico di questa porzione d’Italia.

Secondo gli ambientalisti, nella provincia di Brescia vi sarebbero tredici agenti della Polizia Provinciale addetti a servizi di vigilanza ittico-venatoria finiti nelle maglie delle liste di “soprannumerarietà”, scaturite dal pasticcio della dispersione delle funzioni provinciali innescato dalla Legge Delrio 56/2014, e proseguito con la legge 125/2015 che ha spezzettato ancor di più le funzioni di vigilanza degli enti di area vasta.

Ad aggravare la situazione contribuisce anche il previsto decreto legislativo attuativo della legge “Madia” 124/2015, che prefigura un assorbimento del CFS nell’Arma dei Carabinieri.

“Alla luce di queste notizie – afferma nella sua nota la LAC – i trappolatori e gli sparatori allergici alle regole si sono subito rimessi all’opera. Ma hanno trovato i nostri volontari sulle loro tracce, e per fortuna un Nucleo operativo anti-bracconaggio (NOA) della Forestale e tanti agenti delle relative stazioni ancora in attività. Il risultato è rappresentato dalla denuncia di decine di uccellatori e cacciatori irrispettosi della normativa, sorpresi a trappolare e a sparare a specie vietate (solo il N.O.A., ne ha sorpreso 119 in meno di un mese, con il sostegno non solo dei volontari delle associazioni CABS e LAC, ma anche di molti cittadini attraverso segnalazioni) e dal sequestro di centinaia di reti e trappole, oltre che di centinaia di esemplari di avifauna morti ; si tratta soprattutto di pettirossi, cince, fringuelli, frosoni, codirossi, pispole, ecc., pronti per essere immessi nel circuito della gastronomia fuorilegge“.

Cosa è successo, però, quando la presenza del reparto specializzato del CFS è cessata?

Secondo la LAC l’attività illegale ha avuto una recrudescenza. In pieno novembre ed in una sola giornata di lavoro, i volontari della LAC hanno infatti rimosso 6 reti e 90 trappole nella bassa Valcamonica.

“L’illegalità continua più che mai – conclude la LAC – nella forma e nella sostanza. Lo dimostra anche l’attività di rilevamento delle migliaia appostamenti fissi di caccia bresciani (oltre 6.400), già sfociata in ripetute richieste di revoche e di esposti alla magistratura, che ha permesso di dimostrare che sono centinaia i capanni fuorilegge per il mancato rispetto, per esempio, delle distanze di sicurezza , dei vincoli paesistici e delle disposizioni in campo urbanistico-edilizio”.
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