GEAPRESS – Il 27 settembre, nelle vallate del bresciano, saranno nuovamente operative le pattuglie del NOA, il Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato. Operazione Pettirosso 2012. Personale con lunga esperienza. Ottima conoscenza dei luoghi e delle abitudini dei cacciatori di frodo. Senza essere visti i Forestali riescono ad arrivare direttamente negli impianti di cattura mentre è operante il bracconiere.

Poi i regolari servizi dei Distaccamenti locali, ma senza il NOA, il bracconaggio della polenta e osei è ingestibile. Centinaia di uccellini, molte volte sequestrati in una singola operazione, spiumati e venduti per la polenta ed osei. Trappole che spezzano le zampine dei malcapitati volatili, finanche le bacche del sorbo degli uccellatori, in plastica. Uccellini uccisi, quando trovati ancora in vita nelle reti, con il petto schiacciato tra il pollice e l’indice. Oppure, come documentato proprio dal Corpo Forestale, con un morso sulla testa.

Mondo del bracconaggio e della caccia. Di certo, per numeri, Brescia li batte tutti. Il numero più alto di cacciatori per provincia italiana. Assieme a Reggio Calabria, luogo di uno dei due campi antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato che non ha eguali per coinvolgimento di uomini e per durata. Poi i volontari, della LAC ma anche singoli o appartenenti ad altre Associazioni, che ogni anno partecipano ai campi antibracconaggio guidati dagli esperti della LAC e del CABS.

Due mondi, quello della caccia e dell’ambientalismo che ieri hanno sfilato a pochi chilometri di distanza. A Sarezzo, dove forse 1500 cacciatori, ivi comprese alcune fasce tricolori, hanno ricordato i dati del fatturato della provincia armiera per eccellenza. Brescia, ovviamente. Un connubio che forse può spiegare qualcosa. Non sono mancate le invettive contro l’ex Ministro del Turismo Michela Brambilla che era intervenuta con un polemico comunicato in occasione dell’apertura odierna della caccia. Poi le cacce in deroga. Specie protette e particolarmente protette ma che, secondo la Regione Lombardia, possono continuare ad essere uccise. Sono state proprio loro, le cacce in deroga, l’emblema evidenziato nel corso della manifestazione anticaccia.

Circa 700 manifestanti, provenienti anche da altre città. Sotto la sede dell’Ufficio Caccia e Pesca della Provincia si è gridata l’indecenza, dicono i manifestanti, della caccia e della caccia in deroga in particolare.

Nonostante il percorso molto corto e periferico – riferisce Katia Impellittiere della LAC – siamo soddisfatti della riuscita della manifestazione e della partecipazione all’evento“.

Ad indire la manifestazione di Brescia è stata proprio la LAC, la Lega per l’Abolizione della Caccia. Poi l’adesione di numerose Associazioni. LIPU, Leidaa, ENPA, LAV, OIPA. Pullman arrivati da Milano, Torino e dal Veneto. Quest’ultima è l’altra “patria” delle cacce in deroga. Una regione che, in materia, continua però a perdere colpi. Proprio ieri il Tar del Veneto ha accolto la misura cautelare urgente e di fatto bloccato l’integrazione di ulteriori due giornate di caccia per fauna selvatica e migratoria cacciabile da appostamento. Così aveva voluto la Delibera di Giunta del giugno scorso.

Bracconaggio, cacce in deroga e calendari venatori con vizio di legittimità, così come ieri ricordato, nel corso della manifestazione bresciana, dall’Eurodeputato Andrea Zanoni. Multe dall’Europa, proprio per le cacce in deroga, che presto potrebbero ricadere sulle tasche dei cittadini tutti.

Un ricordo dovuto, poi, a Guido De Filippo, Segretario Nazionale della LAC morto l’anno scorso a seguito di un malore avuto poco dopo il rientro da Colle San Zeno, luogo storico di caccia e bracconaggio.

Dunque a Brescia, la stagione è appena iniziata. In attesa del NOA, dei campi antibracconaggio e del 25 settembre, quando i Consiglieri regionali si appresteranno a votare nuovamente la mattanza di animali che, in linea teorica, sono protetti ovunque. Brescia, però, a distanza di pochi chilometri, si equilibra e tenta di correggere i pluridecennali eccessi. Un segnale dei tempi, forse.

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