GEAPRESS – Effetto Calderoli nelle vallate del bresciano. Il Ministro della semplificazione nei giorni scorsi aveva complicato la già difficile situazione nella quale l’Italia si trova innanzi all’Unione Europea che minaccia salate multe a causa delle reiterate violazioni della Direttiva Uccelli. Calderoli, infatti, aveva vantato il merito di aver bloccato l’impugnativa del Consiglio dei Ministri contro la famigerata legge lombarda che deroga al divieto di caccia ad alcune specie protette e particolarmente protette. Un fatto molto grave, dal momento in cui il destinatario dell’impugnativa sarebbe stata la Corte Costituzionale, che più volte si è espressa sull’illegittimità di tali provvedimenti, sottolineando l’incostituzionalità già della loro stessa emanazione per legge. Dovrebbero essere, cioè, atti amministrativi, ma con la legge i padrini di tali disposizioni sanno bene che evitano i veloci ricorsi al TAR, garantendo così, con gli ampi tempi di intervento della Corte, i periodi di caccia annuali (le stesse leggi, infatti, sono emanate di anno in anno).

Mentre in Piemonte come in Veneto (in quest’ultima regione il TAR ha subito sospeso le illegittime cacce in deroga) chi abbatte ad esempio fringuelli e peppole commette reato, in Lombardia viene premiato da una legge (ingiudicabile) vanto di Calderoli.

Ed ecco cosa successo sabato scorso nel bresciano, così come riscontrato dalla Guardie del WWF e dalla Polizia Provinciale. I controlli sono stati eseguiti nei pressi di Prevalle, nella parte orientale della provincia. Tre capannisti controllati e tre gravi irregolarità, alle quali hanno fatto seguito i sequestri operati dalla Polizia Provinciale.

Nel primo caso le Guardie del WWF hanno riscontrato la presenza di numerosi richiami vivi, tutti appartenenti alle specie fringuello e peppola (ovvero per la caccia in deroga) privi degli anelli inamovibili che dovrebbero attestarne il lecito possesso. Per il cacciatore in deroga, sequestro del fucile, delle munizioni e degli stessi richiami. Analoghe irregolarità per altro capannista che condivideva la sua postazione con un secondo cacciatore che però aveva scelto altra opzione di caccia. Non sarebbe potuto stare lì. Numerose le specie protette abbattute in deroga.

Il fatto però più grave, se non sotto il profilo legale almeno su quello etico, per un terzo cacciatore. La diffusa illegalità riscontrata nel capanno (un uccellino da richiamo gravemente ammalato ed incapace di reggersi sulle zampe, uccellini con anelli inanovibili riciclati, etc…), era condivisa con la nipotina. Una ragazzina bionda che coadiuvava l’attività dello zio indaffarato tra gabbiette, colpi di fucile e poveri uccellini di cattura costretti, con il loro canto, ad attirarne altri a tiro di fucile. Il padre è arrivato poco dopo le Guardie del WWF. Un altro cacciatore presentatosi come allevatore. In effetti gli anellini riciclati appartenevano ad una nota associazione di allevatori.  

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