GEAPRESS – Nelle recenti cronache venatorie sono spesso apparsi i contrasti tra i condizionabili enti locali e gli organismi nazionali. Ormai da manuale sono i dissidi tra chi difende le cosiddette cacce in deroga e le sentenze avverse di Corte di Giustizia Europea e Corte Costituzionale. In loco prevale l’escamotage di censimenti avallati da esperti di fiducia, mentre secondo la norma nazionale dovrebbe essere l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) a fornire i pareri. In Sicilia, ad esempio, un intervento provvidenziale dell’ ISPRA ha bloccato la caccia nei pantani della Sicilia sud orientale (vedi articolo GeaPress) inizialmente ottenuta con un atto al limite dell’arroganza politica da parte del locale Assessore al ramo. Lui è servito solo a fare scappare i fenicotteri nelle due ore di caccia intercorse tra il provvedimento assessoriale e l’intervento statale.

A Brescia, se possibile, accade anche di peggio. Un organismo locale va contro se stesso pur di dare mano libera ai cacciatori.

A rendere nota la notizia è una lettera recentemente pubblicata sul quotidiano Brescia Oggi a firma del Presidente Operatori Faunistico Venatori. Compito degli Operatori è quello di considerare un prelievo venatorio integrabile con le stime delle popolazioni selvatiche. In tal senso il Comprensorio Alpino C6 aveva vietato la caccia al Gallo forcello.

In questo caso, infatti, l’organo localmente deputato all’intervento, si comporta in maniera corretta. Sulla base dei censimenti eseguiti (nonché verosimilmente pagati) il Comitato di gestione del Comprensorio, infatti, prende atto dell’impossibilità ad autorizzare alcun prelievo del Gallo forcello, considerata la scarsità di questa specie nel territorio della Valle Trompia. La decisione è presa all’unanimità. Una boccata di ossigeno per il grosso tetraonide in genere pentolato dai cacciatori. I suoi colori nero azzurri potranno continuare a splendere nei comprensori alpini. …Si, va be’!

Secondo il Presidente degli Operatori Faunistico Venatori, infatti, l’Assessore Provinciale alla Caccia sul finire di settembre riconvoca urgentemente il Comitato. Deve accontentare i cacciatori (dice sempre il Presidente degli Operatori) e per questo chiede di considerare un prelievo di cinque Galli. Se così non sarà, provvederà lui e ne autorizzerà l’abbattimento per dieci. Il Comitato, incredibilmente, cambia opinione. Il suo Presidente, in dissenso con la decisione, si dimette.

Risultato: duecento cacciatori vengono autorizzati all’abbattimento del Gallo forcello. Per il povero gallo, una volta eliminate le interiora e conservato il fegato, si potrà infarinarlo e rosolarlo versando il liquido delle 24 ore di rammollimento con corata, cipolla e chiodi di garofano, i quali, oltre che aromatizzare, ritardano la putrefazione. Il fegato conservato dovrà essere sminuzzato sulla carcassa unguentata da cucinare. Degno risultato da una ricetta scientifica di chiaro stampo politico. Per la cronaca. I cacciatori hanno denunciato l’abbattimento di appena sedici galli ….
.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).