GEAPRESS – Come il platano picchiatore di Harry Potter, anche se a Brescia il frondoso pericolo si limitava, purtroppo mortalmente, a cantare. In compenso gli uccelli si suicidavano rispondendo al cellulare. Un mondo da incubo per la fauna selvatica uccisa da bracconieri spesso muniti di regolare licenza di caccia. In totale sfregio alle disposizioni di legge, infatti, continua l’attività del cacciator-bracconiere.

La novità tecnologica di quest’anno, è molto più semplice e pericolosa. A scoprila le Guardie del WWF di Brescia che in questi giorni stanno eseguendo nuove importati operazioni antibracconaggio.

Ad allettare gli animali sotto il tiro del fucile è, infatti, un semplice cellulare di ultima generazione. Nascosto vigliaccamente nel suo capanno, il cacciatore attiva il telefonino e questo inizierà a riprodurre un file mp3 con il verso della specie da impallinare. L’irresistibile canto sarà l’esca mortale che ucciderà, sotto una rosa di pallini, meno di venti grammi di graziosi uccellini. Il loro destino: la polenta e osei. A condurre le Guardie del WWF nei pressi del tecnologico appostamento gli stessi abitanti di Cazzago San Martino, stufi delle continue fucilate tra i vigneti. Individuato e denunciato il cacciatore proveniente dalla Val Trompia, le Guardie provvedevano al sequestro del cellulare. Segnalazione opportuna, quella degli abitanti, che ha consentito al WWF di continuare i sopralluoghi denunciando altri due cacciatori, di cui uno sempre dalla Val Trompia, che avevano abbattuto numerosi volatili appartenenti a specie protette.

Vicino all’autostrada, casello di Rovato, un altro intervento. In questo caso il richiamo era meno aggiornato, trattandosi infatti di un più comune riproduttore elettromagnetico. Considerata la piena illegalità, il cacciatore non aveva neanche segnato la giornata di caccia nel suo tesserino. Aveva già abbattuto numerosi fringuelli ed una capinera, mentre poco distante un suo amico, anch’esso denunciato dal WWF, si dilettava ad abbattere passeri. Ancor meno “specializzato”, un terzo cacciatore a Provaglio d’Iseo. Sempre con l’utilizzo di un richiamo elettromagnetico (mezzo di caccia vietato dalla legge) sparava a tutto quello che capitava a tiro. Nel suo carniere finanche dei migliarini di palude.

Nello stesso paese fermati, sempre dal WWF, altri due cacciatori. Uno era del tutto abusivo, essendo sprovvisto di porto d’armi.

Ma nella provincia di Brescia, evidentemente, non vi è solo il fringuello che risponde, ammazzandosi, al cellulare. Vi sono anche gli alberi che cantano. A Passinaro due cacciatori comodamente appostati nel loro capanno, attendevano di sparare alle piumate mini prede utilizzando un richiamo piazzato all’interno della cavità di un albero, che di fatto … cantava!

Ordinaria anormalità, quella di Brescia. Come la peppola abbattuta a Bione (cacciatore sempre denunciato dal WWF), e la incredibile sistemazione (anche sotto il profilo della sicurezza per le persone) dei fucili. Il cacciatore, infatti, non si era limitato a sparare a numerosi fringuelli, pettirossi e balia nera (fauna protetta), ma era anche in possesso di tre richiami elettromagnetici, trentotto trappole e tre reti per uccellagione, cinquanta uccellini di più specie protette utilizzati come richiamo e privi dell’obbligatorio anello inamovibile, abbondante vischio utilizzato come colla per bloccare, impiastricciandoli mortalmente, l’avifauna attratta grazie ai richiami vivi ed elettromagnetici. Ed il fucile? Incustodito addirittura nell’automobile lasciata aperta!

A suo confronto, tutti gli altri sei cacciatori fermati dal WWF, questa volta in Val Sabbia, sono dei dilettanti. Sparavano “solo” ai protetti fringuelli. Le pispole, invece, avrebbero rappresentato la ricetta base di altri due cacciatori di Leno.

Abbiamo finito? Ma neanche per idea. A Ghedi, presso un capanno di caccia, tre cacciatori utilizzavano ben sei richiami elettromagnetici. Di migliarini di palude ne avevano abbattuti ben trentuno, più altri quattordici uccellini, sempre protetti dalla legge, appartenenti a cinque differenti specie. I Carabinieri interventi anche nelle altre operazioni, provvedevano a sequestrare il tutto ivi compresi tre fucili uno dei quali, tanto a completare il quadro, caricabile (come era stato fatto) con un numero di proiettili superiore a quello consentito dalla legge.

Tutto quanto sopra in soli dieci giorni di controlli! E dire, informa il WWF di Brescia, che la Conferenza Permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regioni e le provincie Autonome ha appena approvato la strategia nazionale per la biodiversità elaborata dal Ministero dell’Ambiente, che include tra le sue priorità la repressione del bracconaggio in quanto “causa di depauperamento della biodiversità“. Un impegno che contrasta decisamente con le attuali disposizioni di legge le quali non sono di alcun deterrente, ad esempio, contro lo stesso cacciatore colto in atti di bracconaggio. Mancano finanche sanzioni penali non oblazionabili ed il ritiro definitivo della licenza di caccia, ad oggi assente anche nei casi di recidiva, quando si è colti in flagranza di gravi reati quali l’uccellagione o l’abbattimento di specie protette. Le blande sanzioni amministrative, poi, non vengono aggiornate dal 1992! Una situazione, insomma, di vero e proprio favoritismo che ha agevolato, tra l’altro, la convenienza di facili viaggi andata e ritorno nelle allegre terre dei bracconieri dove tutto è possibile. Dagli alberi che cantano, ai fringuelli che rispondono al cellulare.

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