GEAPRESS – Sarebbe uno dei più alti papaveri in quota Lega Nord colui che avrebbe invitato il Ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano, di fare zittire il NOA, Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato. Questo secondo indiscrezioni apprese da GeaPress da fonte autorevole. Se la notizia fosse confermata, si tratterebbe sicuramente di un atto grave. Sta di fatto che la Forestale ha del tutto interrotto, dal 10 ottobre scorso, l’invio dei comunicati stampa proprio dal bresciano. Una situazione mal digerita anche da una parte dello stesso personale che vede così finire nel dimenticatoio interventi unici se non in campo europeo, quantomeno nazionale. La preghierina, comunque, non prevede l’arresto delle operazioni. Sarebbe bastato non comunicarne più l’esito almeno fino alla scadenza dei loro interventi.

Le operazioni, comunque, vanno avanti. L’avvicendamento del Comandante in campo non ha inficiato il buon intervento del NOA. Personale specializzato e motivato anche tra gli Ispettori e gli stessi Agenti che stanno in queste ore superando le 93 informative di reato e le 97 persone deferite all’autorità giudiziaria nel corso dell’Operazione Pettirosso 2010.

Con gli oltre 30.000 cacciatori regolari e la presenza di note fabbriche armiere, la provincia di Brescia si confermerebbe, pertanto, uno dei luoghi più sensibili, sotto il profilo elettorale, al bottino della politica filo venatoria. Su Brescia, inoltre, vi è anche la maggiore tradizione illegale di archetti e altre trappole micidiali per i piccoli uccelli migratori. Una ulteriore motivazione economica tutta legata al commercio di uccelletti per la nota polenta e osei. A seguire, in minor misura, la provincia di Bergamo e poi Lecco.

Luoghi storici di valanghe di voti democristiani, finiti poi in cassa Lega e PDL. La somma dei loro consensi, infatti, rispecchia in buona parte le aliquote democristiane dei tempi che furono. Poi c’è l’UDC, recentemente ringalluzzitosi proprio nella funzione di promoter delle cacce in deroga. Non sta a guardare neanche il PD, anche lui firmatario di proposte filo-caccia.

Tutti a caccia, insomma, ma di consensi divenuti recentemente ambiti anche per uno strano progetto che vede protagonista l’eurodeputatato veneto Sergio Berlato, ovvero uno dei principali riferimenti del mondo venatorio italiano. Berlato si è fatto notare proprio a Brescia. Ha partecipato alla costituzione di un neonato partito di cacciatori che dovrebbe vedere riuniti in una sorta di consenso panvenatorio, le doppiette di tutt’Italia. Non è chiaro a cosa aspiri Berlato, visto che lui resta in casa PdL.

Infine, qualcosa si è rotto. Ci bastano già i pidiellini locali filo caccia, poi l’UDC, ora anche il veneto Berlato che viene a fare in casa nostra il partito dei cacciatori. Questo è troppo, devono aver pensato i leghisti bresciani, già abbastanza distratti da beghe interne. I maroniani, contrapposti ai bossiani, hanno infatti appena conquistato il segretario provinciale della Lega Nord di Brescia.

Forse in questa logica rientra la piccola manifestazione indetta a Collio (vedi foto in gallery) proprio ieri. “Basta con l’arroganza e i soprusi delle Guardie Forestali NOA inviate da Roma“, stava scritto nel volantino. Anzi “soprusi e vessazioni“, stava scritto in un altro foglietto. Poi, addirittura, la petizione popolare.

La Lega si è svegliata e lo fa a modo suo, ovvero come un qualsiasi altro partito che deve difendere consensi. Al pirellone, il consigliere Marelli se la prende pure con i conti del “Dipartimento romano“, riferito non al Ministro ma al NOA. Per lui, addirittura, l’intero CFS dovrebbe essere reclutato tramite bandi su base regionale.

A dire il vero di recente è andato di scena qualcosa di meglio. Il 19 ottobre un articolo de L’eco delle Valli, riportava una sua fonte di caccia “ben informata“. Questa sottintendeva l’inutilità del NOA nel bresciano con l’eseguità (a suo dire) dei risultati ottenuti. Appena 40 verbali in un mese. Peccato, però, che l’intera permanenza del NOA a Brescia sia inferiore al mese, e che questa deve intendersi conclusa solo a partire dai prossimi giorni. Eppure, già il 19 scorso, qualcuno aveva tirato le somme. L’articolista, poi, rincarava la dose a proposito delle dichiarazioni di un Comandante del NOA che affermava come il bracconaggio sia in aumento. Scrive l’autore del pezzo de l’Eco delle Valli: “Minchia ragazzi. Siamo una valle di delinquenti tra un pò ci ritroveremo gli autoblindo sotto casa“. Il 15 ottobre, invece, un articolo più moderato (sicuramente sotto il profilo dell’educazione) di Brescia Oggi. Si rendevano note le dichiarazioni del responsabile del neo partito di cacciatori (quello della visita di Berlato). Anche il responsabile del partito dei cacciatori non digerisce gli stanziamenti del Governo al NOA. Scrive il cacciatore: “viviamo in una provincia in cui siamo assediati dai NOA, i nuclei antibracconaggio. Ogni anno arrivano agenti da tutta Italia e i costi sono, naturalmente, addossati a tutta la collettività. Un esercito in campo per quattro archetti e due reti. Se questi soldi li stanziassero per i servizi sociali forse avremmo meno poveri e più cacciatori coscienziosi“. Nulla veniva aggiunto, però, sulla correlazione tra povertà e coscienza dei cacciatori.

Viene allora da chiedersi quanto costa il NOA, anche perchè se la posta in gioco è quella di aumentare le coscienze, forse ci si potrebbe fare un pensierino.

Purtroppo per i sostenitori della tesi di coscienza e povertà, l’attività del NOA non comporta alcun aggravio di spese. A dichiararlo è l’ex Ministro delle Politiche Agricole Giancarlo Galan, allora nel pieno delle funzioni derivanti dal Dicastero competente per il Corpo Forestale. Galan, che peraltro non nutre grandi simpatie in casa animalista, precisava che il NOA è una struttura della Forestale che “dirige e coordina le operazioni antibracconaggio a livello nazionale“. In altri termini non vi sono né storni né aggravi. E’ tutto già previsto a livello nazionale per le attività antibracconaggio in Italia. In definitiva (lasciando perdere ipotesi di forestali lumbard) al NOA i soldi potrebbero essere soltanto tolti, determinandone la chiusura. Tesi che, in effetti, si sposerebbe con le sempre più insistenti voci che vorrebbero una riduzione del Nucleo specializzato della Forestale, se non addirittura la sua eliminazione. Forse, togliendogli la parola, il processo è già in corso.

La precisazione di Galan era contenuta nella risposta alla seconda interrogazione parlamentare (la prima era risultata troppo generica) presentata dal Senatore Valerio Carrara, altro noto politico vicino agli ambienti venatori. Oggetto dell’intervento del Senatore bergamasco, era l’Operazione Pettirosso 2010. A tal proposito, Galan sottolineava come il fenomeno del bracconaggio sia di un “rilievo significativo“. Del resto, appena pochi giorni addietro, su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia, è stata disposta la distruzione di 4.500 tra archetti, trappole e reti sequestrate nel bresciano.

Carrara, in effetti, aveva sottolienato come tra le numerose contravvenzioni elevate dal NOA, in molti casi trattavasi di cacciatori. Il, forse, involontario refuso che di fatto evidenzia un confine debole tra le due categorie, era inteso a proposito di talute attività dal NOA, ritenute inopportune. Galan, però, rispondeva che tutte le denunce, negli anni presentate da persone sanzionate dal NOA, sono state archiviate. Il Ministro concludeva sottolineando la professionalità ed il pieno rispetto delle regole da parte del NOA. A dirlo è un Ministro che più volte ha preso le difese della caccia.

Chi si sta, ora, difendendo a Brescia?

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