pecchiaiolo
GEAPRESS – Tutto tace, almeno per ora, sul destino del Corpo Forestale dello Stato. La recente polemica avviatasi sul provvedimento del Governo che ha stabilito il passaggio presso altro corpo di polizia e l’assenza di significativi segnali da parte dei Carabinieri (dove sembra debba transitare il Corpo Forestale) fa pensare ad un momento di stasi. Una stasi scossa solo dalla notizia, che non ha trovato ancora riscontri ufficiali e comunque non più recentissima, di una bozza di decreto in preparazione per guidare il passaggio.

Nel frattempo appare utile sottolineare l’impegno che il Corpo Forestale dello Stato ha messo in campo in importanti interventi antibracconaggio ed in particolare nelle operazioni “Pettirosso”, condotta nel bresciano, ed in quella “Adorno”, nella provincia di Reggio Calabria. La prima per reprimere il diffuso fenomeno dell’uccellagione in danno ai piccoli migratori alati, mentre, nel caso reggino, si tratta di proteggere  dalle fucilate i Falchi che nel periodo primaverile si dirigono in Europa per nidificare.

Campi che costituiscono uno dei fiori all’occhiello del Corpo Forestale dello Stato e divenuti oggetto di lezione nel corso della formazione dei nuovi allievi Ispettori tenutosi nelle scuole del CFS di Cittàducale (RI), Ceva (CN) e Castel Volturno (CE). Lezioni che si spera diano i loro frutti fino all’auspicabile estinzione del fenomeno del bracconaggio e non della Forestale.

Questo primo articolo è dedicato all’Operazione Adorno condotta dal Corpo Forestale dello Stato in un’ampia porzione del territorio di Reggio Calabria compreso da Bocale, a sud della città, fino a Palmi. Un’area vastissima che sicuramente richiederebbe un implemento del personale e dei mezzi impiegati.

I bracconieri sono attivi sia sulla costa che all’interno.

Per operare, le pattuglie del Corpo Forestale dello Stato sono munite di binocolo, carabine Winchester, mitraglietta M12 e ricetrasmittenti. In tal maniera è possibile perlustrare le zone assegnate, sia a partire da appostamenti fissi che tramite avvicinamenti a piedi. I percorsi non sono prefissati nel tempo ma possono essere variati sul momento a discrezione del Comandante della pattuglia in funzione degli sviluppi della situazione. Il servizio antibracconaggio viene inoltre integrato dalla raccolta dei principali dati ornitologici: numero di rapaci migratori, il tipo e l’altezza del volo ed altri parametri che rivelano l’entità del fenomeno ed anche le scelte di campo che al momento possono essere prese dai Forestali. Il tutto senza trascurare la verifica dell’eventuale presenza, nelle auto in transito, di armi da caccia e/o munizionamento.

A fine giornata si redige un apposito rapporto che rendiconta sugli eventi principali verificatisi in orario di servizio.

Lo stretto di Messina costituisce uno dei principali punti di concentrazione per numerose specie di Falconiformi ed altri uccelli veleggiatori in migrazione. Questi attraversano il Mediterraneo spostandosi dai quartieri di svernamento africani verso le aree di nidificazione dell’Europa centrosettentrionale. Purtroppo la presenza regolare, prevedibile ed eclatante, di numeri particolarmente elevati di grandi rapaci, ha costituito l’elemento chiave che ha favorito l’instaurarsi, in quest’area, di cacce “rituali” con finalità non alimentare.

La specie da sempre al centro delle pratiche venatorie ora illegali, è il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), localmente detto “adorno”. Il bracconaggio in danno di tale rapace è particolarmente sentito sul versante calabrese ed ha un carattere fortemente passionale che a volte diventa una vera e propria sfida fra i partecipanti; visto il periodo primaverile e le specie coinvolte, è un’attività assolutamente illegale ed estremamente dannosa (in quanto incide sulla popolazione riproduttiva).

Il Corpo Forestale dello Stato è impegnato, ormai dalla seconda metà degli anni ottanta, nelle attività di contenimento di questa forma di bracconaggio.

Per capire quanto problematico sia l’intervento basti considerare come nella vasta “zona calda” di passaggio dei Falchi Pecchiaioli sono evidenti alcune costruzioni (capanni, postazioni e vedette), collocate in punti strategici e rivolte verso il mare. Alcune di queste sono mimetizzate, altre abbandonate. Una volta i cacciatori vi stavano accovacciati in attesa dei migratori. Oggi le circa duemila costruzioni censite non vengono tendenzialmente più usate poiché la tecnica attualmente in uso per la caccia dell’adorno è quella di sparare dalle terrazze delle abitazioni o da zone ben nascoste nel bosco denso. E’ dunque difficile vedere dei bracconieri appostati presso le postazioni in muratura, perché troppo visibili e alla mercé del personale Forestale.

Negli anni, non sono mancati gli attentati, anche gravi, in danno del personale del Corpo Forestale dello Stato.

La presenza delle camionette del CFS è un fondamentale deterrente contro il bracconaggio. Un baluardo di legalità per un fenomeno oggi sicuramente ridotto ma ancora grave oltre che pronto, in qualsiasi momento, a ripartire con i ritmi degli anni passati.

Lo dimostrano i dati riportati dal CFS solo per gli ultimi due anni di attività. Oltre alle denunce dei protezionisti, attivi in loco con i campi antibracconaggio, la Forestale ha effettuato, nel 2014, sei notizie di reato, nove denunce all’autorità giudiziaria, cinque fucili sequestrati. Nel campo concluso nel maggio di quest’anno, invece, le notizie di reato sono state dodici, ovvero raddoppiate rispetto al 2014. Quattordici, invece, le persone denunciati e sette le armi sequestrate. In un caso vi è stato pure un arresto.

 

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